Addio a Cristiano da 4000 persone Sullo stadio di Varese spende il Sole

VARESE Era naturale che ieri pomeriggio, sullo stadio Franco Ossola di Masnago, splendesse il sole. Anzi, il Sole: perché Cristiano si chiamava così. E anche il cielo ha voluto farsi bello e cacciare via tutte le nuvole, perché anche lui dall’alto potesse vedere anche questa partita del suo Varese, e perché potesse sorridere davanti a uno stadio tutto colorato di biancorosso e zeppo di striscioni per lui.

Cristiano Sole era un ragazzo della curva ed era un tifoso vero, uno di quelli che c’è sempre stato e che non ha avuto bisogno della serie B per andare a vedere il Varese. Cristiano Sole se n’è andato in un giorno ingiusto, in un modo ingiusto, da un mondo ingiusto. Ha rigato di lacrime mille guance e ha velato di tristezza le giornate di tutti quelli che lo conoscevano (davvero tanti, tantissimi) e di tutti quelli a cui mancherà. Ha lasciato i suoi amici e la sua famiglia presto, troppo presto.

Ieri la partita tra il Varese e il Bari, che i pugliesi hanno vinto per 2-0 (ma per una volta il risultato è la cosa meno importante), è stato il teatro del grande saluto a Cristiano. Lo hanno salutato tutti alla mattina, quando il suo funerale nella chiesa di Sant’Ambrogio si è gonfiato di tristezza e punteggiato di abbracci e quando le lacrime hanno sommerso ogni cosa. Lo hanno salutato al pomeriggio allo stadio e, come ha scritto su Facebook la sorella Valentina è stato il vero ultimo saluto a Cristiano Sole.

Perché uno stadio, una curva, una tifoseria a volte sono capaci di diventare una cosa sola e farsi famiglia. Perché uno stadio, una curva e una tifoseria hanno la forza di combattere il dolore con la forza di un sorriso, di un coro, di uno striscione.

Il Franco Ossola ieri è stato suo. Suo il minuto di silenzio iniziale, che in realtà è stato osservato per commemorare le vittime della tragedia dell’Isola del Giglio ma che tutti hanno fatto proprio e hanno dedicato a Cristiano.

Suoi gli striscioni che hanno invaso la curva propagandosi poi anche agli altri settori come i distinti. Un sole grandissimo e colorato, un sole che sorrideva (perché diavolo, Cristiano sorrideva sempre). Alcune delle sue battute più belle che erano diventate dei tormentoni tra i ragazzi della curva e che sono state messe lì per ridere ancora un po’ con lui: «Mi vedi dimagrito?», «Su le mani anche chi non le ha». Un abbraccio forte come sa essere forte l’abbraccio che arriva da quattromila persone, tutto per la sua famiglia: «Luisa, Francesca, Valentina: Varese vi è vicina».

Da oggi in avanti, bisognerà urlare «Forza Varese» un po’ più forte, e bisognerà farlo guardando verso il cielo: servirà per avvisare Cristiano che la partita del Varese sta iniziando, mentre lui sarà impegnato a insegnare agli angeli i cori della Nord.
Francesco Caielli

s.bartolini

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