Addio a Evaristo Beccalossi, il genio nerazzurro che illuminò San Siro

Icona dell’Inter e talento fuori dagli schemi, si è spento a 69 anni: fu protagonista dello Scudetto del 1980

Il calcio italiano perde uno dei suoi interpreti più originali e imprevedibili. Evaristo Beccalossi è morto nella notte a 69 anni, pochi giorni prima di compierne 70. Il destino ha voluto che la sua scomparsa arrivasse a ridosso dei festeggiamenti per un nuovo Scudetto dell’Inter, la squadra con cui aveva scritto le pagine più importanti della sua carriera.

Da oltre un anno le sue condizioni erano gravemente compromesse, dopo l’emorragia cerebrale che lo aveva colpito nel gennaio 2025. Un lungo periodo di coma e una difficile riabilitazione non sono bastati: Beccalossi si è spento alla Poliambulanza di Brescia, la sua città natale.

Numero 10 autentico, mancino raffinato e imprevedibile, era soprannominato “il Genio” per la sua capacità di inventare calcio. Dribbling, intuizioni e una personalità fuori dagli schemi lo rendevano unico: un simbolo di un’epoca in cui il talento prevaleva su schemi e rigidità tattiche. Eppure, nonostante le sue qualità, non vestì mai la maglia della Nazionale maggiore, fermandosi all’Under 21: una delle esclusioni più discusse della storia azzurra, legata anche alle scelte del commissario tecnico Enzo Bearzot.

Cresciuto nel Brescia, Beccalossi arrivò all’Inter nel 1978, dove rimase fino al 1984 collezionando 215 presenze e 37 gol. Con i nerazzurri vinse lo Scudetto del 1980 e la Coppa Italia del 1982, diventando uno dei giocatori più amati dai tifosi. Successivamente vestì le maglie di Sampdoria, Monza, Brescia, Barletta e chiuse la carriera tra dilettanti, ritirandosi nel 1991.

Dopo il calcio giocato intraprese la carriera dirigenziale e fu anche capo delegazione della Nazionale Under 19. Negli ultimi anni era diventato un volto televisivo apprezzato, grazie alla sua ironia e al carattere sempre genuino.

Con la sua scomparsa se ne va non solo un grande calciatore, ma anche uno degli ultimi interpreti di un calcio romantico, fatto di istinto e libertà. A San Siro, dove tante volte aveva acceso la fantasia dei tifosi, le luci oggi sembrano un po’ più fioche.