VARESE «Se vogliamo, possiamo» dice Ventura restando impassibile quando gli pronunciano il nome dei biancorossi. «Massì, sono una buona squadra – aggiunge con il tono che avrà usato nei confronti di tutti gli altri venti avversari – il problema non è il Varese ma siamo noi. Con tutto il rispetto, il risultato di oggi dipende dal Torino».
Caro Ventura, con tutto il rispetto che nutriamo nei tuoi confronti e in quelli del vecchio cuore torinista, se scendessi per un attimo dal trono e ti mischiassi tra noi comuni mortali varesini, vedresti alcune cose che adesso – camminando sui tetti – appaiono troppo lontane. Forse non possiamo farlo, come credi tu, ma ti assicuriamo che vogliamo battere il Toro molto più di quanto il Toro voglia battere noi. A giudicare dalle moltissime parole ascoltate nell’ambiente granata, il Varese fino a ieri aveva meno spazio – e meno credito, facciata a parte – di una virgola (perfino l’ultimo arrivato Meggiorini ha parlato di serie A e dell’universo calcistico, tranne che della partita di Masnago).
Così facendo, caro Ventura, tra poche ore scoprirai che non siamo soltanto una buona squadra. Che Kurtic è un giocatore da Toro (quello vecchio e quello vero che alzava le sedie al cielo, invece della spocchia, per fare paura agli avversari) più di quanto lo siano tanti attuali torinisti, con due
corna grosse così e due cannoni sotto i piedi. Che De Luca è un nanetto, come lo siamo tutti a Varese quando arriva a giocare il tuo grande Torino, ma è così piccolino e invisibile da intrufolarsi in mezzo alle gambe dei tuoi giganti per arrivare in porta e fare gol.
E scoprirai infine con tua somma sorpresa che perfino l’ultimo dei panchinari di Maran e l’ultimo dei giocatori che saranno seduti in tribuna come Figliomeni o l’ultimo dei tifosi lassù in curva Nord, hanno imparato a parlare una lingua comune e a stringersi attorno a una bandiera più di quanto sia mai successo nel Torino di Urbano Cairo (colpa della società e dell’esempio che è arrivato da essa, non del popolo granata).
Il trombettiere del Filadelfia, se mai guardasse giù, certamente suonerebbe la carica per una piccola grandissima squadra che profuma ancora di radici e per una bandiera che non è ferma ai padroni senz’anima o agli scudetti ma, agitandosi dalla polvere dell’Eccellenza alla serie B, si è colorata di un biancorosso così vivo e avvolgente da essere più granata dei granata. Alla carica, Varese: oggi il Toro sei tu.
Andrea Confalonieri
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