Al Senato addio pasti low cost E il ristorante va in crisi…

VARESE Il ristorante di Palazzo Madama rischia la chiusura, ma se fosse per i senatori varesini lo avrebbe già fatto da tempo.
Quasi nessuno si serve del servizio di ristorazione interno  perché in trasferta a Roma i nostri politici preferiscono mangiare fuori.
Dopo le denunce sui prezzi fin troppo calmierati praticati dal ristorante del Senato, ad agosto le tariffe sono state adeguate. Anzi, addirittura triplicate. E i senatori pare abbiano rivoluzionato le loro abitudini alimentari. Adesso, nelle pause dei lavori d’aula, o si fermano alla buvette per mangiare qualcosa di semplice ed economico, o escono per pranzare nelle trattorie a due passi dal Pantheon.

«Per forza, si è passati da un estremo all’altro – spiega il senatore del Partito Democratico, Paolo Rossi -. Da una situazione di privilegio, che comunque non era diversa da quella praticate da molte mense aziendali, ci si è ritrovati in una di estremo lusso». Un piatto di spaghetti alle alici, per esempio, prima delle vacanze estive, costava ai nostri senatori 1 euro e 60 centesimi. Il pesce spada fresco alla griglia, veniva 3 euro e 55. Gli spaghetti all’astice, sul menu a 18 euro, oggi non li vuole più nessuno, mentre quelli al pomodoro da sei euro sono tornati di gran moda. «Per non parlare della spigola – continua Rossi – da 6 euro che costava prima, ora è arrivata a 28. Per mangiare un primo e un secondo spendiamo 40-50 euro. Con la stessa cifra vado a mangiare una bella trattoria romana. Spendo uguale, se non meno, e il cibo è di qualità migliore». Secondo Rossi, infatti, prima si spendeva poco ma il cibo non era neanche il massimo. «Erano tutti piatti pre riscaldati. Il risotto e la pasta non erano preparati al momento. Mangiando nei ristoranti esterni, se non altro è tutto cucinato in tempo reale».
Poco cambia però, perché il senatore Rossi non è mai stato un assiduo frequentatore del ristorante di Palazzo Madama. «Quando sono a Roma di solito salto il pranzo – racconta – Ne approfitto per preparare i discorsi e lavorare. La dimostrazione è che nei periodi in cui sono sempre giù riesco anche a dimagrire. Bastano in paio di settimane a casa e rimetto tutti i chili con gli interessi».

Il senatore leghista Giuseppe Leoni giura invece di non esserci mai stato. «So che son cambiati i prezzi, ma non ho idea se siano calate di conseguenza anche le frequentazioni dei miei colleghi – ammette Leoni – Non ci sono mai stato al ristorante del Senato, perché quando sto a Roma ne approfitto per uscire a pranzo fuori con gli amici». Se fosse per i nostri politici insomma il ristorante sarebbe

già fallito da un bel pezzo. La Gemeaz Cusin, società appaltatrice del servizio di ristorazione, stima un calo del 70 per cento dei pasti prodotti. «E si vede dal servizio – conferma Rossi – Sono efficientissimi, tanto che adesso se vai a mangiare hai due camerieri a testa». Infatti la società ha ne ha già messi 20 in cassa integrazione e ha chiesto all’amministrazione di Palazzo Madama di poter rescindere il contratto.

Valentina Fumagalli

j.bianchi

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