VARESE Tra leghisti e garibaldini, a Varese spunta lo strano caso della pallottola rubata.
Non è una storiella divertente ma quel che è successo davvero a Villa Mirabello, sede dei musei civici comunali, con buona probabilità un paio di settimane fa: un visitatore cleptomane della mostra temporanea sul Risorgimento, oppure, più probabilmente, un visitatore ben poco rispettoso di quel che aveva di fronte, si è portato a casa una pallottola e una medaglia antiche strappandole da un pannello.
Se n’è accorto un paio di settimane fa il curatore stesso della mostra in questione, Franco Prevosti che ora lancia un appello: «Fateci riavere i due reperti, anche in forma anonima». Stava accompagnando un gruppetto di visitatori dal volto più o meno noto a Palazzo Estense, tra consiglieri comunali e funzionari degli uffici, quando ha notato che qualcosa mancava all’appello. «Alla mostra abbiamo esposto un pannello che ci è stato regalato dalla famiglia Bolchini – spiega Prevosti – ma adesso appartiene all’archivio storico del Comune. Lì incorniciato si trova un pezzo di camicia di Giuseppe Bolchini con il foro del proiettile che lo colpì, mentre sotto c’erano esposti il proiettile e le medaglie». Non sono stati messi nella bacheca perché non ci stavano, ma lasciandoli “allo scoperto” qualcuno ha pensato bene di portarseli via.
«Mi chiedo cosa se ne possa fare una persona di oggetti del genere», commenta il curatore, «non sono cose di valore, nemmeno il materiale è pregiato, sono cose che lì hanno un valore ma che chiuse in un cassetto non hanno nessun senso». La denuncia non è ancora stata presentata. Si era sperato in un ripensamento da parte dell’autore del taccheggio, ma visto che nessuno si è fatto avanti sarà lo stesso Prevosti a presentarsi stamattina in questura per raccontare l’accaduto.
Non perde però la speranza di riavere i reperti in questione, e chiede a chi li ha presi di spedirli al Comune (via Sacco 5) o ai Musei Civici (piazza Motta 6), senza bisogno di scrivere niente sulla busta. «Basta metterli in una busta di quelle morbide in forma anonima – spiega – e inviarlo ad uno dei due indirizzi. In Comune la persona che controlla la posta al protocollo è anche responsabile dell’archivio comunale, capirebbe immediatamente di cosa si tratta».
Non ha idea di chi possa essere stato, il curatore, ma spera non si tratti di una piccola provocazione da parte di chi non gradisce l’idea di un’area permanente dedicata al Risorgimento varesino a Villa Mirabello, come del resto stanno chiedendo da tempo sia Prevosti che i neo garibaldini dell’associazione “Varese per l’Italia”. «Stiamo già lavorando per avere una mostra permanente sul Risorgimento di Varese a Villa Mirabello», ha confermato l’assessore alla Cultura, Simone Longhini, «non richiede chissà quali spazi e i costi sono estremamente ridotti. In questo modo anche i reperti potranno avere una più adeguata collocazione».
f.tonghini
© riproduzione riservata













