VARESE L’associazione artigiani della provincia di Varese prova a guardare oltre la crisi con ottimismo, credendo nel futuro della piccola impresa. Ma richiamando la politica alle proprie responsabilità e chiedendo subito il federalismo fiscale. È stata infatti una “strigliata” decisa quella giunta domenica mattina nell’assemblea annuale alle Ville Ponti, dall’associazione all’«altra Italia che sta intorno al mondo delle imprese, quella degli organi di governo,
della pubblica amministrazione, dei soggetti economici più forti e rappresentativi», come da definizione del presidente Giorgio Merletti, secondo cui «è ora di costringere chi è stato scelto per governare la “polis” a confrontarsi davvero con le nostre esigenze. Chiediamo ai politici un salto di mentalità: assumetevi le vostre responsabilità nei nostri confronti, così come noi ce la assumiamo per il futuro del nostro territorio».
Al congresso 2009 dell’associazione artigiani hanno partecipato oltre 600 imprenditori del territorio, un’affluenza record che ha richiesto l’apertura di due sale ulteriori nei piani superiori della Villa Napoleonica perché tutti potessero assistere alla parte pubblica dell’assemblea.
Erano quegli «artigiani ribelli di Varese», così definiti da Dario Di Vico (presente in qualità di moderatore alla tavola rotonda organizzata sul tema del credito) sul Corriere della Sera, che la crisi l’hanno sentita per primi e tra cui cresce l’insofferenza di fronte alle prospettive difficili anche per l’autunno. E che ora chiedono risposte alla politica, come ha detto con forza il presidente dell’associazione artigiani Giorgio Merletti – riconfermato in carica – in una relazione in cui ha fatto il punto sulla crisi: «Oggi esiste una fetta di piccole imprese a forte rischio di sopravvivenza – ha denunciato – Nella nostra provincia ci sono circa 2 mila micro imprese che potrebbero vedersi costrette a chiudere e oltre 5 mila addetti che temono la perdita di posti di lavoro. Sono cifre importanti che non possono lasciare indifferenti gli organi di governo del territorio e i soggetti economici della nostra società». Ma tra i temi di questo congresso, intitolato «Facciamo l’impresa a colori in un’economia grigia», non c’era spazio per il lamento, in favore del tentativo di rimboccarsi le maniche e mostrare fiducia :«Oggi siamo qui per dire a tutti che il periodo che stiamo attraversando non mina le nostre fondamenta – ha detto il presidente – Le crisi passano, le imprese restano».
Dalle Ville Ponti esce così un messaggio chiaro: in futuro si potrà e si dovrà contare ancora sull’impresa artigiana. Che però presenta le sue richieste urgenti per uscire dal tunnel, elencate una per una nella relazione: federalismo, decentramento, semplificazione fiscale e amministrativa, accesso la credito, sostegno al capitale umano, al mercato del lavoro e alla formazione, riduzione dei costi dell’energia e delle materie prime, infrastrutture. «Sfruttiamo dunque questo momento per riappropriarci delle ragioni più vere del nostro agire economico – ha detto Merletti – e per chiedere con determinazione all’altra Italia di darsi
da fare per riconoscere sempre più la centralità delle nostre imprese e del nostro brand nelle relazioni tra le parti sociali per la rappresentanza degli interessi». L’associazione artigiani rimprovera alla politica immobilismo, ma senza fare qualunquismo. «Ci teniamo a ringraziare le istituzioni che si sono impegnate concretamente nel combattere la crisi – ha detto Merletti nel corso della successiva tavola rotonda – Come la Camera di Commercio, e anche la Provincia che hanno messo a disposizione le risorse per Confiducia. In questo momento chiediamo a tutti di fare il proprio ruolo fino in fondo».
La prima richiesta dell’Associazione Artigiani è arrivare subito al federalismo fiscale. «In un momento di crisi come quello attuale, le tasse sono troppo elevate e abbiamo bisogno che restino di più nel territorio per la spesa pubblica– ha detto il direttore generale, Marino Bergamaschi in apertura della parte pubblica – E allora chiedo agli amministratori di rendere nel più breve tempo possibile operativo il disegno di legge sul federalismo, facendo rimanere subito qui una parte delle imposte che oggi vanno a Roma, sarebbe già possibile. Le regioni che hanno autonomia finanziaria devono muoversi al più presto per utilizzare le loro risorse per sostenere la ripresa di tutto il Paese».
Piero Orlando
s.bartolini
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