Altri 300 milioni in aiuto ad Alitalia. «È una vergogna, il Nord si ribelli»

Altri 300 milioni in aiuto ad Alitalia. «È una vergogna, il Nord si ribelli»
Il governo rinnova il prestito ponte. Reguzzoni: «Pronta una mobilitazione»

Il governo rinnova il prestito ponte ad Alitalia e aggiunge altri 300 milioni di soldi pubblici nel calderone dell’ex compagnia di bandiera. Torna a protestare il fondatore di Grande Nord : «Governo bugiardo. È una vergogna inaccettabile: il Nord si ribelli all’ennesima rapina di Stato».

Lo scorso mese di maggio Reguzzoni aveva convocato sindaci e cittadini in presidio davanti agli ingressi del Terminal 1 di Malpensa, per denunciare il prestito ponte da 600 milioni concesso dal governo Gentiloni per consentire ad Alitalia di restare in piedi mentre si perfezionava l’operazione di cessione. E lo farà ancora, molto presto, perché alla faccia di tutti i proclami solenni sul fatto che non si dovessero più spendere soldi pubblici per tenere in vita l’ex compagnia di bandiera, il conto continua a salire: nel decreto fiscale promulgato venerdì, infatti, il governo non solo ha fatto slittare al 30 settembre del 2018 il termine per la restituzione della prima tranche di prestito (il prossimo 2 novembre, in base agli accordi presi lo scorso maggio, Alitalia avrebbe dovuto rimborsare 658 milioni di euro allo Stato italiano), ma ha anche aperto ancora una volta i cordoni della borsa, erogando altri 300 milioni di prestito ponte per garantire la sopravvivenza della compagnia aerea che ha base a Fiumicino.

«Qualche mobilitazione sicuramente la organizzeremo – preannuncia Marco Reguzzoni, ormai ex leghista – ma per prima cosa chiederemo agli elettori di valutare attentamente chi votano. Perché su questa vicenda, che cercano di far passare sotto silenzio, destra e sinistra sono tutti d’accordo. Ma un miliardo di soldi sprecati, di questo periodo, sono tantissimi soldi: non ha senso».

Lo scorso maggio, Reguzzoni aveva messo in contrapposizione la lentezza con cui Roma devolve le risorse che spettano loro ai Comuni dell’intorno aeroportuale, i soldi della cosiddetta “tassa d’imbarco”. «Tagliano ai Comuni, continuano ad aumentare tasse, c’è una situazione economica disastrosa in cui ogni giorno vanno in crisi aziende rinomate, le ultime sono Melegatti e Perugina e lo Stato non muove dito, poi ad Alitalia regalano un miliardo di euro – lo sfogo dell’ex deputato – e per non fare niente, semplicemente per mantenerla. Tra un po’ troveranno qualche altra scusa per andare avanti, a questa storia non c’è mai fine».

Per Reguzzoni la soluzione al caso Alitalia è una sola, e potrebbe solo avvantaggiare il “nostro” scalo di Malpensa: «Sono fallite tante compagnie aeree, fallisca anche Alitalia e lasci libere le rotte che ha. Vorrà dire che se non avremo una compagnia che fa hub a Fiumicino ne arriverà una al Nord».

Anche perché «non ci sono motivi strategici, per sostenere Alitalia, solo clientele. Di tutti i partiti, compresa la Lega, che ha approvato il prestito ponte e adesso ha dato il via libera su questo». Reguzzoni non si rassegna e invita il Nord a «ribellarsi: non ci si può rassegnare. Per il nostro territorio è un doppio danno, Alitalia già ci ha portato via gli aerei e le rotte, adesso ci porta via anche quasi un miliardo di soldi dei contribuenti, in sei mesi. Uno Stato di ladri, impostori e truffatori».

Nel mirino soprattutto i ministri alla partita, Carlo Calenda e Graziano Delrio, che nei mesi scorsi avevano assicurato che era l’ultima volta che lo Stato veniva in soccorso di Alitalia: «Calenda e Delrio sono due bugiardi. Mi querelino pure, così dimostriamo che hanno detto delle cose e hanno fatto l’esatto contrario».

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