Ancora violenza in Siria, assaltato palazzo di giustizia di Hama

Ancora violenza in Siria, assaltato palazzo di giustizia di Hama

Roma, 2 ago. (TMNews) – Non si placa la violenza in Siria, ad Hama si continua a morire. Dopo i 140 morti del week-end, oggi nella città ribelle ci sono state altre tre vittime della repressione del regime. Il palazzo di giustizia è stato assaltato e alcuni uffici pubblici sono stati dati alle fiamme. Secondo l’Osservatorio siriano sui diritti umani, inoltre, c’è un “dispiegamento massiccio di blindati” sulla strada tra la città di Homs, al centro del Paese, e Ruston. L’esercito, secondo l’Osservatorio, sarebbe pronto “a lanciare una nuova offensiva” nella zona.

Intanto la comunità internazionale cerca un piano per la Siria. Dopo il monito lanciato da Londra che chiedeva un intervento militare della Nato nel Paese, è intervenuta Parigi. A parlare per l’Eliseo è stato il ministro degli Esteri francese: fra le possibilità al vaglio della comunità internazionale, ha detto Michele Alliot-Marie, “non c’è alcuna opzione militare”.

Intanto, in Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso di richiamare per consultazioni l’ambasciatore italiano a Damasco, Achille Amerio. L’Unione europea, da parte sua, ha inserito il ministro della Difesa siriano, generale Ali Habib Mahmoud, nella lista delle cinque persone soggette alle nuove sanzioni contro il regime. Le altre quattro sono il responsabile per la sicurezza

militare della città di Hama, Mohammed Mufleh, il generale Tawfiq Younes, capo della divisione ‘sicurezza interna’ dell’intelligence, lo zio del Presidente Bashar al Assad, Mohammed Makhlouf, alias Abu Rami, e Ayman Jabir, collaboratore del fratello minore del presidente, Maher Al-Assad, nella milizia Shabiha. Complessivamente sono una trentina le persone già sottoposte alle sanzioni Ue, tra cui il presidente.

Ma la repressione in Siria prosegue: solo nel primo giorno di Ramadan 24 civili sono stati uccisi, 130 nel solo fine settimana. Secondo l’Onu, dall’inizio delle proteste di marzo, almeno 3000 persone non si hanno più tracce, e 12000 sono state incarcerate.

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