Dalla foto che troneggia sopra gli armadietti dei suoi ragazzi, il Peo sembra serrare occhi e mascelle. La sacralità dello spogliatoio è stata violata. E per giunta da un giornalista.
«È la prima volta che entro qui da presidente del Varese?» dice guardandosi intorno Nicola Laurenza. «L’ho fatto da sponsor su invito di Rosati. Ma da quando ho raccolto le redini della società non ci ero mai entrato».
Comincia così la lunga chiacchierata con il nuovo numero uno biancorosso, sotto l’occhio vigile del capo ufficio stampa Michele Marocco, sulla panchina che ospita il materiale da gioco di Neto Pereira. «Il nostro Capitano, la nostra bandiera. Uno dei “grandi vecchi” di questo Varese, con Zecchin, Corti e Bressan. Sono l’anima e il cervello di questa squadra. A
cui si aggiungono le gambe dei tanti giovani che sono arrivati quest’anno. Devo fare i complimenti a Montemurro e Milanese: sulla carta hanno saputo mixare gioventù ed esperienza in modo ammirevole. Ed un paio di colpi sono ancora in canna…( Terlizzi per la difesa, Pavoletti per l’attacco, un esterno di centrocampo. Milanese ribadisce il no a Cascione, ndr)».
«Firmare per i 50 punti ed una salvezza garantita? La ragione suggerisce di sì. Il cuore dice invece di provare a giocarsela contro tutti. Sarà come al solito un campionato lunghissimo e durissimo. Il Palermo è di un’altra categoria. Molte squadre si sono rinforzate. Ma ci siamo anche noi. Contro il Varese non sarà facile per nessuno».
Il presidente è amareggiato per i tafferugli di martedi pomeriggio: «Non è questa la risposta che volevo dal pubblico di Varese alla prima uscita qui all’Ossola. Poi è giusto dire che non si tratta di tifo organizzato ma di una mascalzonata come l’ha definita il questore Messina. Tuttavia voglio fare un appello: non roviniamo lo sport più bello del mondo. Rifacciamoci ai valori sani ed alle emozioni uniche che questo sport sa regalare».
Con Laurenza si passa da un argomento all’altro senza accorgersene, e così salta fuori la polisportiva: «È un pensiero che mi frulla nella testa da quando sono presidente. Certo non è attuabile con lo schiocco delle dita. Però potremmo cominciare a sfruttare sinergie comuni che vadano oltre le parole di circostanza. Ci sarà tempo per parlarne con Lo Nero e Vescovi. Anche loro sono all’avanguardia per quello che stanno facendo».
A proposito di avanguardia, qui con le attuali condizioni dell’Ossola, c’è molto da fare. Affermazione che trova d’accordo il neo presidente: «Credo sia lo stadio più vecchio di tutta la serie B. Serve una radicale trasformazione. Oppure la costruzione di un nuovo impianto. Ne ho già parlato con l’amministratore delegato della Juventus Beppe Marotta. Prossimamente sarò suo ospite a Torino per studiare nei dettagli e scoprire tutti i segreti dello Juventus Stadium. Questa è la vera avanguardia, lo stadio di proprietà».
Insomma, Laurenza al nuovo stadio ci pensa davvero: «Abbiamo già individuato un paio di aree. Per uno stadio sostenibile, economicamente ed ecologicamente. Non potrebbe essere diversamente con tutto il verde che caratterizza la nostra Città Giardino».
Il sogno sarebbe una “cittadella”, sulla falsa riga di Milanello o Interello, in grado di ospitare un centro sportivo di allenamenti per evitare continue peregrinazioni sia della prima squadra che del settore giovanile. Ma Laurenza è persona che va oltre i sogni: «Vorrei una struttura che possa anche essere ricettiva. Con sale per ricevimenti e convention. E una club house con alloggi per i giocatori che arrivano da lontano».
Mentre prendiamo la via della porta dello spogliatoio, dalla foto il Peo sembra sciogliere occhi e mascelle. Poi sembra invitarci: «Ora fuori, lo spogliatoio è sacro e roba per giocatori e allenatore mica per giornalisti…».
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