Anna, vittima della Fornero «Noi fantasmi dimenticati»

Anna, vittima della Fornero
«Noi fantasmi dimenticati»

«Non siamo esodati, ma fantasmi». e si fanno portavoce di tutte quelle persone che hanno perso il lavoro a mezza età per problemi di salute, che non ne trovano più uno, e a cui mancano decenni prima di ricevere la pensione, pur avendo maturato più di 30 anni di contributi.

L’8 luglio alle 12.30 le due donne andranno dal sindaco a raccontare come si tira avanti quando i soldi non bastano per pagare il mutuo, le tasse, le bollette e tutte le altre spese.

Anna Chiaro indossa una t-shirt con scritto: «Sono stanca, depressa, arrabbiata. Ma lotto per i miei diritti per ritrovare la mia identità». E dietro: «58enne, 33 anni di contributi, senza pensione, disoccupata, non sono esodata, non so più chi sono. So solo di essere vittima di una legge ingiusta che mi manderà in pensione tra 10 anni. Non mi resta che piangere, sperando che le lacrime non vengano tassate».

«Sono una lavoratrice precoce – racconta Anna – Nel 2009 e 2010 ho rinunciato alle chiamate stagionali per motivi di salute: avendo maturato 35 anni di contributi, 30 lavorativi e 5 figurativi, pensavo di andare in pensione con 35 anni di lavoro e 57 di età. Ma i figurativi, che derivano dal lavoro stagionale, non vengono conteggiati. Allora mi dico “pazienza, stringo la cinghia e andrò in pensione a 60 anni”. Invece l’amara sorpresa della legge , che dice che andrò in pensione nel 2023, a 68 anni. Allora non basta più stringere la cinghia».

Che fare dunque? Anna ha preso carta e penna. Nel 2012 ha scritto a , alla Fornero e persino al presidente . «Mi ha risposto il dottor dicendomi che la questione era stata portata all’attenzione del ministro delle Politiche sociali. Mi ha scritto il dottor per dirmi di aver informato l’Inps di Roma. Poi più niente. Adesso cerco persone con storie simili alla mia, per unirci e far sentire la nostra voce».

La donna, in un periodo, ha pensato di arrendersi. «Ma Papa Francesco con le sue parole mi ha incoraggiata. E poi ho incontrato persone che mi hanno dato la carica e che lottano insieme a me».

E ancora: «La prima volta che ho indossato questa maglietta qualcuno mi ha chiesto se non mi vergognassi. La mia risposta è stata “decisamente no”. Sono i politici a doversi vergognare per averci ridotti così. Qualcuno dice che ammira la mia grinta: non è grinta, è rabbia contro le ingiustizie».

Lia Amoruso si è unita alla protesta di Anna: «La mia storia è simile. Ho iniziato a lavorare a 16 anni e a 54 mi sono dovuta fermare per motivi di salute. Ho vinto la battaglia con il cancro, che però mi ha lasciato un’invalidità al 70 per cento. Ho alle spalle 32 anni di lavoro, ma non posso andare in pensione perché ho solo 59 anni».

E poi c’è (58 anni, 33 di contributi): «I politici devono prendere atto della situazione in cui vivono gli italiani. Questo è un Paese dove o sei giovane e occupato, o non sei niente».

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