«Argenziano non è matto. Non sa cos’è il rimorso»

Secondo il perito, l’uomo è capace di intendere e di volere. La procura potrebbe chiedere il rinvio a giudizio

– Alessandro Argenziano è capace di intendere e di volere, di stare in giudizio e la sua condizione psicologica è compatibile con il carcere.

È stata depositata nei giorni scorsi la perizia psicologica chiesta a carico del quarantenne varesino arrestato lo scorso 26 aprile dai poliziotti della squadra mobile della Questura di Varese che hanno condotto l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Sabrina Ditaranto.

L’accusa a carico del quarantenne è pesantissima: per gli inquirenti Argenziano ha ucciso la moglie Stefania Amalfi, 27 anni, inscenandone poi il suicidio, per incassare l’assicurazione sulla vita della vittima del valore di 30 mila euro che vedeva Argenziano quale unico beneficiario.

Il quarantenne ha un’invalidità ma non è interdetto. Il difensore Stefano Amirante aveva affermato che il proprio assistito era incapace di affrontare l’interrogatorio di garanzia e che la sua condizione psicologica (Amirante parlava di schizofrenia) era incompatibile con la detenzione carceraria.

Il perito è andato oltre, affermando che Argenziano è uno “psicopatico” e “allopatico”, in sintesi un abile manipolatore, capace di modificare la realtà a proprio uso e consumo, molto bravo nell’imporre la propria “verità” ad altri soggetti, tanto da convincerli ad agire secondo le indicazioni da lui impartite.

E ancora, per il perito Argenziano è soggetto incapace di provare rimorso per qualunque tipo d’azione o sentimento d’affetto verso il prossimo.

«Notizia confortante»

L’esito della perizia conforta i familiari della giovane Stefania che si erano rivolti anche a “Chi l’ha visto?”, trasmissione in onda su Rai3, accusando Argenziano di averla uccisa.

In particolare le sorelle della vittima si erano dette preoccupate: «Se è stato lui – hanno sempre dichiarato – non deve cavarsela fingendosi pazzo».

Le risultanze del perito hanno confortato i familiari: «Ciò che vogliamo è che Stefania abbia giustizia. Gli inquirenti hanno fatto un lavoro eccellente. È giusto che l’inchiesta arrivi sino in fondo. Arrivi alla verità».

La procura potrebbe essere intenzionata a chiedere il giudizio immediato per Argenziano che si è sempre dichiarato innocente. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il 26 aprile 2015 Argenziano soffocò la moglie nella loro abitazione di via Conca D’Oro a Varese dopo averla stordita, anzi resa praticamente incapace di qualunque reazione sia fisica che mentale, somministrandole un farmaco del quale non solo la vittima, affetta da insufficienza respiratoria, non aveva alcun bisogno, ma che anzi, se assommato alla patologia della quale la donna soffriva, avrebbe avuto effetti devastanti. Così come è accaduto, secondo gli inquirenti. Ore dopo Argenziano chiamò il 118 dicendo che la moglie stava male.

La donna era già morta e il marito, in base all’accusa, fece ritrovare un biglietto di addio che lei non avrebbe scritto in quel momento. Ci sarebbe anche una lettera a firma di Stefania – che per i familiari della vittima non scrisse la donna – nella quale la Amalfi dichiarava il marito innocente su qualunque fronte.