di Stefano Affolti
VARESE Stefano Amirante, avvocato penalista di professione e fotografo per hobby, è un habituè del Franco Ossola. Immortala le imprese dei biancorossi e adesso le insegue anche in tribunale: con Giuseppe Rosati e Mattia Grassani fa parte della task force di legali che il Varese ha messo in campo per tutelare i propri interessi nello scandalo scommesse. Ha letto gli stessi fascicoli dell’inchiesta di Cremona su cui lavora il procuratore federale Palazzi: «L’indagine – dice – si basa su intercettazioni, riscontri oggettivi e diretti. Dagli interrogatori arrivano conferme solide, il quadro accusatorio regge. Gli indizi più clamorosi riguardano Atalanta-Piacenza».Cioè?Ci sono tre elementi pesantissimi. La confessione di Pirani, che sostiene di aver ricevuto dall’Atalanta – ma non specifica da chi – i famosi 40mila euro da consegnare al Piacenza, probabilmente a Gervasoni, per far sì che non solo i bergamaschi vincessero, cosa del resto probabile, ma anche che realizzassero l’over. Le prove – tracce di cellulari e transiti autostradali – che Pirani e Santoni, amico e socio in affari di Doni, si sono incontrati al casello di Modena il giorno del match, quando l’over si era già verificato.Santoni nega che il passaggio di denaro fosse per la combine.Ma non spiega altrimenti la cosa. In un’inchiesta penale, con una tale mole di indizi, se fosse un affare di droga non sarebbe necessario trovare le dosi.E in un’inchiesta sportiva?Forse anche. La partita finì 3-0, due rigori di Doni e terzo gol a difesa addormentata. L’incastro tra prove raccolte e fatti del campo è preciso.Perché Doni non è stato ancora sentito?Nessun giudice interroga il principale indiziato finchè non ha in mano elementi schiaccianti. Venerdì Doni negherà tutto a Palazzi, mossa tanto ovvia quanto inutile. E Salvini lo chiamerà a Cremona solo a settembre, per chiudere il cerchio.Okay, Doni è nei guai: ma cosa rischia l’Atalanta?La A è appesa a un filo. Se i vertici della società sono coinvolti, oppure sapevano ma non sono
intervenuti e non hanno denunciato, c’è la responsabilità diretta, per la quale si va dritti all’ultimo posto e quindi in Lega Pro, come il Genoa nel 2003. Se Doni agiva per sé c’è la responsabilità oggettiva: comporta una penalizzazione tale da pregiudicare i risultati conseguiti sul campo. In ogni caso, addio promozione.E il Padova?Su Padova-Atalanta manca la prova regina, ma gli indizi sono gravi: i 23 milioni giocati in Asia, assurdi per una gara di B, e i riferimenti a un accordo tra le società nelle intercettazioni. S’insinua addirittura l’ipotesi che le stesse società abbiano scommesso sul pari. Se è così, il Padova rischia quanto i bergamaschi.Le altre squadre coinvolte?L’Ascoli si è liberato dei giocatori sospettati: ha fatto quel che poteva, ma non ha denunciato e questo configura comunque l’illecito. Il ruolo del Siena è sfumato: è possibile che non sapesse dell’accordo a perdere dei giocatori del Sassuolo. Il Piacenza, già retrocesso sul campo, avrebbe almeno una pesante penalizzazione.Comunque al Varese interessa l’Atalanta.Sì: se perde la serie A la Figc è a un bivio senza precedenti. Può far salire il Padova, sempre che sia innocente. Ma i playoff non c’entrano, perché gli illeciti hanno taroccato la regular season. Il regolamento ci dà ragione: manda in A le prime tre della B e non menziona mai gli spareggi, introdotti nel 2003 in via tuttora provvisoria e sperimentale. Già promosso il Novara, il Varese da quarto diventerebbe secondo, quindi andrebbe in A.Come finirà?Nel 2003 il Genoa fu retrocesso con sentenza definitiva l’8 agosto e i ripescaggi furono fatti il giorno 14: c’è tutto il tempo. I deferimenti arriveranno a fine luglio: se saranno pochi e di secondo piano, avremo anche poche speranze di farcela. Comunque in sede penale chiederemo i danni a tutte le persone coinvolte: per la mancata promozione, oppure per come la vicenda ha condizionato negativamente la vita del club. Un esempio: salendo di categoria Pisano e Sannino sarebbero partiti?
a.confalonieri
© riproduzione riservata











