Azienda piccola? Vietato ammalarsi. E un titolare su due non molla mai

Le note dolenti - Secondo un’indagine della Camera di Commercio di Milano, le pmi non camminano da sole

Imprenditore assente per malattia: un dramma per l’impresa.Piccolo è bello, oppure è una “prigione”? Secondo un sondaggio della Camera di Commercio di Milano, più di un imprenditore su due non ha mai lasciato nemmeno temporaneamente la sua impresa e più di uno su due non ha soluzioni alternative in caso di assenza, anche solo temporanea, dalla guida dell’impresa. «Il “sciur Brambilla” non si può ammalare» è questa la sintesi di una ricerca, dal titolo “Un tutor per le imprese”, che la Camera di Commercio di Milano ha condotto su 241 aziende del territorio. Scoprendo che i piccoli imprenditori «sono quasi insostituibili», se è vero che ben il 53% delle imprese intervistate, più di una su due, «ritiene che un’eventuale assenza del titolare creerebbe notevoli problemi».Alla domanda “se per determinati motivi (formazione, studi o lavoro all’estero, altri impegni professionali, salute, ecc…) lei avesse la necessità di lasciare temporaneamente la sua impresa potrebbe essere un problema?”, nel 53% dei casi la risposta

suscitata è “Sì, la mia assenza dall’impresa, anche se temporaneamente, creerebbe notevoli problemi perché non ho previsto soluzioni alternative”. Solo in quattro casi su dieci la risposta è “no”: nel 10,8% delle imprese perché l’imprenditore ha un management che lo può rimpiazzare, nel 17% perché ci sono dei soci che possono guidare l’impresa al suo posto e in un altro 10,8% ci sono persone di fiducia o familiari su cui appoggiarsi. Il 25% degli imprenditori ritiene che «la mancanza dall’azienda comporterebbe una decrescita del fatturato dal 10 al 50%», e per il 13% «non è proprio possibile» pensare di assentarsi «per mancanza di alternative», mentre meno di un titolare su tre (il 29,5%) è convinto che la sua assenza non comporterebbe alcuna ripercussione sul fatturato aziendale. Ancora più colpiti rispetto a una media del 53% nel settore bar e ristoranti e nelle imprese più piccole, con un numero di dipendenti da 1 al 3, oltre il 60% in entrambi i casi.

L’altra faccia della medaglia riguarda l’esperienza effettiva, ma i dati non si discostano, se è vero che il 54% dei titolari di azienda interpellati ammettono di «non essersi mai allontanati dalla loro azienda», mentre invece quasi il 20% degli imprenditori almeno una volta si è assentato per malattia (19%) o per un viaggio (19%). Solo uno su quattro si è assentato «più volte». Secondo la Camera di Commercio di Milano, le difficoltà degli imprenditori a stare lontani, anche solo temporaneamente, dalla loro scrivania, si lega al vecchio tema del dimensionamento delle nostre imprese.

In Lombardia infatti quasi il 94% delle imprese ha meno di 9 addetti, in tutto 763 mila su 813 mila. In provincia di Varese, stando ai dati della ricerca, l’incidenza delle microimprese è leggermente più alta rispetto a quella regionale: 94,1% (più che in realtà a noi simili come Como, Bergamo e Brescia) contro una media lombarda del 93,8%. Le imprese con meno di nove addetti sul nostro territorio sono 58mila e 224, su 61mila e 853.
Curiosamente, calcolando i numeri sulle microimprese nel primo trimestre 2016, emerge che rispetto al primo trimestre dello scorso anno, sono aumentate le imprese con un solo addetto (505 in più), mentre sono diminuite quelle dai due ai cinque addetti (345 in meno) e quelle tra i sei e i nove addetti (117 in meno), anche se tiene il numero complessivo di imprese oltre i 19 addetti.
Ridotto al lumicino, nella nostra provincia, il numero di grandi imprese: quelle con più di 500 addetti sono appena 13, contro le 365 della provincia di Milano, le 36 di Bergamo, le 33 di Brescia e le 25 di Monza. Varese è solo al quinto posto in Lombardia anche per il numero di imprese con un numero di addetti compreso tra 100 e 499: ne abbiamo 142.