Il bidello non lavora più nella scuola media di Bizzozero nella quale, nel 2005, una ragazzina di 11 anni lo ha accusato di averla toccata nelle parti intime con la scusa di soccorrerla dopo una brutta caduta. Erano soli in infermeria e, secondo il racconto dell’adolescente, lui le avrebbe chiesto di togliersi le mutandine, per poi sfiorarla proprio lì. Fu, semmai si dimostrerà che il fatto avvenne, questione di attimi. A quattro anni da quell’episodio l’uomo, 47 anni, da tempo trasferito in un altro plesso, deve rispondere del reato di violenza sessuale su minori, un’accusa per la quale ieri mattina si è celebrato, lui contumace, il processo con rito abbreviato in tribunale a Varese. Pesante la richiesta di condanna formulata dal pm Tiziano Masini al giudice Elena Ceriotti, che in sede di incidente probatorio aveva già sentito la presunta piccola vittima di quell’abuso, costituitasi
poi parte civile con l’avvocato Fabrizio Bini: quattro anni e mezzo è stata l’istanza della pubblica accusa (una misura che beneficia già dello sconto di pena di un terzo rispetto alla pena edittale, previsto dal rito alternativo). E pesantissima è stata la domanda risarcitoria depositata dal legale di parte civile: trecentomila euro. Serrata l’arringa difensiva di uno dei due legali dell’uomo, l’avvocato Fabio Margarini, che nega che l’episodio si sia mai verificato. «Potrebbe trattarsi di un falso ricordo della bambina, che scaturisce anche dalle pressioni ricevute in seguito ad una frase buttata lì quando quel giorno la zia andò a recuperarla a scuola, e lei disse: "Speriamo che quello squilibrato di bidello domani non vi sia". Ma in fase di incidente probatorio la sua ricostruzione è parsa molto più labile». La sentenza il 20 gennaio, quando parlerà anche l’altro legale dell’imputato, l’avvocato Lucio Paliaga.
f.tonghini
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