VARESE Se c’è il ballottaggio, è vietato parlare di referendum. Sembra assurdo, ma i comitati varesini pro referendum su acqua pubblica e contro il nucleare si sono visti negare (o meglio, ritirare, perché inizialmente era stato concesso) il permesso per un banchetto pubblico che avrebbe dovuto svolgersi ieri. Naturalmente non si sono fatti scoraggiare. Infatti, nonostante il divieto, si sono presentati lo stesso.
Gli organizzatori, i comitati e Legambiente Varese, hanno deciso di difendere i loro diritti costituzionali e di non rinviare l’appuntamento già programmato per le 15 in piazza Podestà con la loro campagna referendaria.
«Il permesso, richiesto settimane fa, ci era stato dato il 24 maggio scorso – spiega Angelo Zappoli, tra i promotori dei comitati – poi, improvvisamente, il giorno prima, ovvero venerdì 27 maggio, la polizia locale ci ha comunicato via fax il ritiro del permesso. Chiedendo delucidazioni, ci è stata trasmessa copia della nota che l’Ufficio di Gabinetto della questura aveva trasmesso alla polizia locale».
In questa nota, con la quale viene imposto di non concedere permessi, si legge che «eventuali iniziative coinvolgerebbero presumibilmente tematiche, anche indirettamente, legate alla competizione elettorale comunale». In poche parole, nel giorno del silenzio elettorale, è stato fatto divieto anche di parlare di referendum. «Peccato che – spiegano gli organizzatori – le tematiche su acqua pubblica ed energia nucleare non toccano le particolarità della campagna amministrative su Varese. A parte questo, per i referendum si vota il 12 e 13 giugno, quindi il tempo stringe e, compreso questo, abbiamo solo due weekend per fare propaganda».
Insomma, i promotori, oltre a Zappoli, anche Valentina e Alberto Minazzi ed altri, si sono comunque presentati in piazza Podestà, hanno allestito il banchetto e hanno distribuito il materiale per il sì sull’acqua pubblica e contro il nucleare (mancava solo il materiale del terzo referendum, quello sul legittimo impedimento, perché a Varese non si è costituito il comitato in questione).
«Trovo assurdo – dice Zappoli – che dall’alto, ovvero dalla prefettura, attraverso la questura, attraverso la polizia locale, cerchino di impedirci, senza motivazioni, di fare campagna sul referendum. Dal momento che al vertice di queste istituzioni troviamo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che non si è fatto problemi ad uscire dal ruolo istituzionale di garante dello svolgimento delle elezioni e dei referendum, per venire a Varese a fare campagna elettorale per il suo partito, noi questa volta non abbiamo accettato di rassegnarci».
Marco Tavazzi
e.marletta
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