VARESE Il popolo padano, e quello varesino su tutti, ha alzato la voce. E per una volta l’ha alzata evidentemente più in alto di quella del Capo che, a modo suo, ha fatto retromarcia.
Ritirando di fatto la decisione, assunta appena poche ore prima, di impedire l’organizzazione «di manifestazioni e incontri pubblici con la presenza di Roberto Maroni». Umberto Bossi è uno che la sua gente “la fiuta”, sa dove tira l’aria politica. E stavolta, dopo il diluvio di reazioni piovute a mezzo facebook, twitter ed sms in difesa dall’ex ministro dell’Interno, ha messo la toppa su quello che per alcune ore è parso uno “strappo storico”: «Non è il momento delle polemiche, chi spera in una Lega divisa rimarrà deluso» ha detto il Senatur al termine di una giornata dove hanno lavorato le diplomazie (con telefonata finale tra i due leader) e i militanti.
Quelli varesini su tutti, pronti a sfidare il diktat con un incontro in programma mercoledì alle 21 al teatro Santuccio. Convocato e confermato: accanto a Maroni ci saranno Attilio Fontana, Fabio Rizzi e Dario Galli.
Questa la conclusione di una giornata iniziata con le parole dell’ex ministro dell’Interno su Facebook, in calce all’annuncio della decisione di via Bellerio: «Mi viene da vomitare».
Di qui un’enorme catena della solidarietà nei suoi confronti. E proprio da Varese, culla della Lega ma anche città dell’ex ministro, è arrivato immediato il segnale più chiaro e forte diretto a Umberto Bossi e al cerchio magico: Bobo non si tocca. L’incontro di mercoledì viene fissato in poche ore. Parla anche il sindaco di Varese. «Sono come minimo sconcertato da quanto accaduto, mi limito a dire questo per rimanere nel buon gusto» dice a caldo Attilio Fontana, sindaco ribelle che aveva già subito, a settembre, un diktat del consiglio federale per la questione dello sciopero dei sindaci. «Spero e credo che la situazione possa rientrare- aggiunge poi – Lo stesso Bossi, solo qualche mese fa, durante le manifestazioni di piazza ricordava tanti aneddoti dell’inizio della storia della Lega che vedevano protagonisti lui e Maroni».
E, sull’ipotesi di scissione del partito, conclude: «Chi conosce Maroni, come me, sa bene che tutte le voci sono solo falsità. Lui non ha la minima intenzione di lasciare la Lega».
Maroni, sempre su Facebook, ringrazia i militanti: «Grazie a tutti per la solidarietà e l’incitamento a non mollare. Io non mollo, anche se mi ferisce profondamente il divieto di partecipare ad incontri pubblici con i leghisti, la mia gente. Mi sento umiliato e offeso, non so quale colpa ho commesso per meritarmi una pena così pesante, ma io non mollo».
Intanto la sezione cittadina, guidata da Marco Pinti, fa sapere di appoggiare sia la posizione del sindaco Fontana che la solidarietà verso Maroni.
E i maroniani proseguono con la manifestazione di solidarietà, con un tam tam via cellulare e internet: «Mercoledì sera in migliaia con Maroni a Vares! Militanti, simpatizzanti, cittadini, tutti» il messaggio diffuso.
C’è però chi, subito, obbedisce al diktat poi rientrato. Come la sezione di Somma Lombardo, che avrebbe dovuto ospitare il 23 gennaio un incontro con Roberto Maroni.
s.bartolini
© riproduzione riservata











