Basket, Recalcati tra sollievo e sofferenza «In questo torneo l’unità fa la differenza»

Basket, Recalcati tra sollievo e sofferenza «In questo torneo l’unità fa la differenza»

VARESE La Cimberio batte Avellino e Recalcati nel dopopartita sottolinea quanto il problema infortuni sia impegnativo da gestire in una situazione come questa. Dopo la brutta figura a Cremona il riscatto era dovuto. In più c’era lo sciopero dei tifosi: gli annunciati dieci minuti di silenzio diventano molti di più, fino alla fine del terzo periodo.

«Abbiamo giocato una partita di grande sostanza, per scelte, esecuzione e intensità. Abbiamo reagito come una squadra deve fare – dice il coach – Rannikko è stato gestito per 40 minuti, Diawara e Kangur sono stati capaci di cacciare indietro l’offensività di Avellino». Recalcati guarda al futuro: «La differenza la farà chi sarà capace di essere più squadra in campo e fuori, chi avrà un atteggiamento positivo».

Si pensa ai calcoli per la coppa Italia, ma Charlie vuole essere prima di tutto chiaro sul deficit strutturale della squadra: «Abbiamo chiesto un sacrificio a Rannikko, ma siamo in un momento di grande difficoltà. Questa squadra è stata costruita per avere due playmaker in campo. Tengo a ribadire che quando dico “deficit strutturale” mi riferisco alle difficoltà che abbiamo quando non riusciamo a mettere in campo la squadra che abbiamo pensato. Abbiamo avuto un’ottima reazione, ai giocatori va riconosciuto il merito di essersi espressi al massimo, anche quando magari non è sufficiente».

Bene Kangur, Recalcati sottoscrive: «Ha giocato come volevamo: sui loro lunghi ha attaccato non solo col tiro da fuori, ma anche con le penetrazioni. La difesa su Johnson è stata una delle chiavi della partita, sono soddisfatto anche del lavoro fatto sul lato debole». Infine chiede di continuare a stringere i denti e andare avanti: «In questo campionato, al di là dei risultati di questa giornata e delle solite grandi di Eurolega, vede differenze minime tra le altre. Arriverà alla fine chi saprà esprimere meglio il concetto di squadra».

Francesca Amendola

s.affolti

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