Battisti/ Domani nuova sentenza sull’estradizione dal Brasile

Battisti/ Domani nuova sentenza sull’estradizione dal Brasile

Roma, 7 giu. (TMNews) – La Corte Suprema brasiliana si
pronuncerà il primo giugno sull’estradizione in Italia dell’ex
militante dei Proletari Armati conto il Comunismo (Pac) Cesare
Battisti, condannato all’ergastolo in contumacia dalla giustizia
italiana per quattro omicidi commessi fra il 1977 e il 1979.

Si tratta di un ulteriore sviluppo del caso legale e diplomatico
che si trascina dal 2010, quando la Corte Suprema autorizzò
l’estradizione di Battisti lasciando però la decisione ultima
nelle mani dell’allora Presidente Luiz Inacio Lula da Silva, in
quanto questione che riguardava anche la politica estera del
Paese, di pertinenza dell’esecutivo.

Il 31 dicembre scorso, nell’ultimo giorno del suo mandato e dopo
aver ricevuto il parere dell’Avvocatura dello Stato Lula decise
infatti per il ‘no’ all’estradizione, d’accordo con il suo
ministro della Giustizia, Tarso Genro, ma andando contro il
parere della Corte e innescando quindi un potenziale scontro fra
i poteri.

Di fatto, la Corte dovrà ora valutare se i motivi addotti da Lula per mantenere lo status di rifugiato concesso a Battisti (che ne impedisce l’estradizione) sono conformi al Trattato bilaterale in vigore fra Italia e Brasile. Fino alla sentenza Battisti rimarrà rinchiuso nel carcere di Papuda, a Brasilia, per evitare il pericolo di fuga.

La sentenza dell’aprile del 2010 aveva in sostanza dato ragione
alle richieste della magistratura italiana senza però risolvere
né la questione dell’estradizione né – aspetto principale dal
punto di vista brasiliano – il potenziale conflitto istituzionale fra il potere esecutivo e quello giudiziario:
anche per questo, per lunghi mesi, il governo brasiliano aveva
tergiversato, cercando una via d’uscita che permettesse di far
rimanere Cesare Battisti senza urtare né la magistratura né
rovinare i rapporti con l’Italia; lo stesso Genro aveva parlato
di una possibile concessione di un asilo per “motivi politici o
umanitari”.

Il punto cruciale è quale sia l’effettiva libertà di cui gode
il Presidente, e le sue conseguenze giuridiche: se cioè possa
scegliere di ignorare del tutto il parere della Corte (e il
Trattato bilaterale in vigore con l’Italia) dato che questa ha
stabilito che i reati di cui è accusato Battisti sono crimini
comuni, e non politici; oppure, se gli sia possibile negare
l’estradizione solo sulla base di ulteriori considerazioni legali che prevalgano sul parere del massimo collegio giudicante.

Lula si era trovato di fronte al dilemma che avrebbe voluto
evitare: sfidare la sentenza della Corte, innescando così un
conflitto istituzionale senza precedenti, oppure smentire il
proprio Ministro della Giustizia, fra i suoi principali
collaboratori. Senza contare i rapporti con l’Italia, ragione per la quale i magistrati hanno deciso di lasciare al Presidente
l’ultima parola: la questione, ha infatti concluso la Corte,
riguarda anche i rapporti diplomatici con un Paese terzo e
pertanto è di pertinenza dell’esecutivo.

(con fonte Afp)

Mgi

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