Roma, 22 set. (TMNews) – “Altro che passo indietro: io sono al lavoro e ho una maggioranza, sono in pista. Tutto il resto sono cose che non esistono”. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si mostra determinatissimo ad andare avanti con il suo Governo e prospetta le linee guiida della sua azione a partire già dal Consiglio dei ministri di questa mattina, in un colloquio con il Corriere
della sera, reduce dal lungo incontro di ieri al Quirinale con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al termine di una giornata di fibrillazione della maggioranza iniziata la mattina con Umberto Bossi a palazzo Grazioli e ivi conclusa di notte insieme allo stato maggiore del suo partito dopo aver incassato da Bossi il no della Lega all’arresto di Marco Milanese su cui l’aula della Camera voterà stamattina.
“Questa cosa delle mie dimissioni – batte e ribatte il Premier- non esiste affatto. Con Napolitano non se ne è parlato affatto. Con il Presidente è andata benissimo: gli ho ribadito che il Governo è al lavoro e pienamente in sella, deciso ad andare avanti. E io sono in pista…”. E ancora: “Abbiamo parlato di cose concrete: di Bankitalia, del lavoro che stiamo predisponendo per la crescita”. Con la sottolineatura, da parte di Berlusconi, che “l’Italia non è un Paese depresso: abbiamo un’economia solida e forte che ha il secondo comparto manufatturiero d’Europa, anche il turismo è andato bene e non è esposta verso l’estero come altri Paesi”. E dunque “drammatizzare le cose è ormai soltanto il mestiere dell’opposizione e di chi le crede” e “significa fare un male all’Italia e dare un’immagine distorta della situazione”.
Ma non c’è solo il rilancio della crescita e dell’economia del Paese nell’agenda di Berlusconi per le prossime settimane, ma anche la riforma della legge elettorale, nell’obbiettivo di arrivare a fine legislatura e riallacciare il rapporto con l’Udc di Pier Ferdinando Casini. “Stiamo ragionando – ha detto – su una formula che ridia ai cittadini la possibilità di scegliere i propri eletti che oggi invece sono nominati dall’alto”.
Fin qui l’azione del Governo, dunque, mentre è alla riforma della Giustizia che la maggioranza dovrà mettere benzina in Parlamento. Con il Premier al lavoro per una controffensiva mediatica nazionale e internazionale per “parlare direttamente” con il popolo italiano e la comunità internazionale delle sue vicende personali al centro di indagini giudiziarie e processi a Milano, Napoli, Bari e, probabilmente, a breve anche Roma. “Quando questa storia sarà finita e tutte le carte di questi magistrati che agiscono fuori dalla legge saranno sul tavolo – ha detto Berlusconi- allora si saprà chi ha avuto torto e chi ragione. Ed allora sarà il momento di dire la verità al Paese e alla stampa internazionale. Io mi sto preparando: farò una serie di comunicazioni”.
Tor
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