Blitz dei vandaliSfregiata la Motta

Blitz dei vandaliSfregiata la Motta

VARESE Sfregiata dopo soli sei mesi dalla fine di una ristrutturazione costata anni di lavoro e 1 milione e 200 mila euro: nella notte tra venerdì e sabato, qualcuno si è sentito in diritto di lasciare la propria firma a caratteri cubitali sulle mura esterne della chiesa della Motta, uno dei monumenti storici più antichi della città oltre che luogo di culto. La tonalità della vernice scelta dal misterioso vandalo

«erase», così si legge dalla «tag» (la firma) sul muro, è il fuxia. E non si è accontentato di scriverlo una volta sola, ma due: la prima sul retro, ben visibile dalla trafficatissima via Copelli, e l’altra sul lato, in corrispondenza della navata di destra, verso Villa Mirabello. E questa volta ancora più in grande. Con una bella aureola e il numero «1» sopra la firma, a mo’ di sfida.

Prima ancora degli uomini di chiesa e dei fedeli, a indignarsi sono i residenti, i commercianti e tutti quei cittadini che passando di lì, ieri mattina, non hanno potuto fare a meno di notare quella stupida scritta che offende tutta la cittadinanza, mortificata nella storia e nell’impegno dimostrato per il restauro.
La chiesa della Motta è infatti uno dei monumenti più antichi di Varese, costruita nella forma attuale a partire dal 1593 dal maestro Giuseppe Bernascone sui resti di un nucleo più antico, del XV secolo, di cui restano ancora poche tracce. Nonostante le dimensioni modeste, al suo interno la Motta ospita circa 1400 metri quadrati di dipinti e affreschi realizzati da Giuseppe Baroffio a partire dal 1748.

Opere che solo negli ultimi anni, con un lavoro di recupero certosino, sono tornate con luce, forme e colori originari grazie anche all’aiuto di una moderna tecnica laser. Il restauro, che ha coinvolto anche gli impianti di illuminazione, il pavimento, il tetto e le facciate esterne della chiesa appunto, ha richiesto anni di impegno non solo alla squadra di Angela Baila, l’architetto responsabile dei lavori, ma anche alla città che nel suo complesso ha finanziato l’opera con circa 1,2 milioni di euro. E anche se i contribuiti maggiori arrivano

dalle banche (in particolare dalle fondazioni Ubi, Cariplo e Comunitaria del Varesotto), un ruolo importante hanno avuto anche i cittadini, in maniera più o meno diretta: con le proprie tasse (dato che Comune e Provincia pure hanno finanziato il restauro) e partecipando ai falò di Sant’Antonio (cui è dedicata la chiesa) organizzata ogni anno dai Monelli della Motta e i cui proventi sono serviti a finanziare il restauro fino all’ultimo 16 gennaio, quello del 2009, quando i ponteggi sono stati tutti smontati e la Chiesa è stata restituita alla città.

Lidia Romeo

s.bartolini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google