Cercano droga ma oltre allo stupefacente trovano armi, documenti falsi e passamontagna. E quello che si ipotizzava essere il covo di uno spacciatore si è rivelato essere qualcosa di più. In manette, poco dopo le 12 di ieri, è finito un quarantacinquenne di origine calabrese residente a San Fermo. A far scattare le manette sono stati gli agenti della polizia di Stato; in particolare gli uomini della squadra Mobile della Questura di Varese. Il quarantacinquenne, assistito dall’avvocato , era da tempo sospettato di trafficare in stupefacenti. L’uomo è un soggetto noto e ha parecchi precedenti, uno dei quali per tentato omicidio. Le manette sono scattate intorno alle 12 dell’altro ieri. I poliziotti hanno eseguito l’accesso nell’appartamento del quarantacinquenne in cerca di droga. Trovandola. In tutto circa un etto e mezzo tra hashish e cocaina. Una quantità decisamente rilevante. L perquisizione ha però riservato altre scoperte: nell’abitazione dell’uomo sono infatti stati trovati un fucile a canne mozze, un revolver ed un fucile a gas. Fucile a canne mozze e revolver erano riforniti di abbondanti munizioni. Non solo: l’uomo, in una sacca, nascondeva anche un passamontagna verde, e una sorta di scalda collo da utilizzare per coprire naso e bocca oltre a dei guanti. Elementi che, uniti al possesso di armi di grosso calibro, hanno aperto nuovi scenari che più che con lo spaccio potrebbero avere a che fare con reati contro il patrimonio quali rapine o furti. Ma non è ancora finita: il quarantacinquenne nascondeva in casa una carta di identità vera intestata ad altra
persona che ne aveva denunciato il furto. Stessa sorte per una patente di guida e una carta di credito. Documenti veri evidentemente acquistati da terzi. Ma perché? Il dettaglio è importante se unito ad un altro oggetto ritrovato in quell’appartamento: una striscia di silicone utilizzata come timbro. Un timbro da utilizzare per indicare la scadenza delle carte di identità, come quelli che vengono utilizzati negli uffici comunali. Che i documenti dovessero essere falsificati? E se sì per chi? Infine è stato ritrovato anche un tesserino di pelle con placca in metallo con la scritta Associazione Nazionale Carabinieri.L’arsenale, i documenti rubati, i timbri che potrebbero servire per falsificarli, passamontagna e guanti e quella tesserina che potrebbe ingannare un occhio inesperto, non sembrano avere attinenza diretta con lo spaccio di stupefacente. In particolare a cosa gli servivano le armi? Le trafficava? Le custodiva per altri? Sono state utilizzate per commettere dei reati? E se sì quali e da chi? È questo il nodo che l’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero mira sciogliere. L’accesso al covo di San Fermo potrebbe costituire soltanto l’inizio di uno sviluppo molto ampio dell’inchiesta. Anche perché sempre a casa del quarantacinquenne sono stati trovati anche un assegno da 500 euro intestato ad altri e un anello d’oro con brillanti di dubbia provenienza. Alcune risposte potrebbero arrivare dalle armi stesse: gli inquirenti lavorano per individuarne la provenienza. Il quarantacinquenne è stato accompagnato nel carcere dei Miogni. Nelle prossime ore comparirà davanti al gip per la convalida. Armi, droga, documenti falsi sono stati tutti sequestrati.













