«Bobo basta, adesso tocca a noi»

L’affondo della consigliera grillina Paola Macchi dopo l’arresto di Mantovani: «Pronti a governare». E sprona la Lega: «Liberatevi dai vincoli e correte da soli. Ma vedrete, questa giunta non cadrà»

«Caro Maroni, il cambio di passo non c’è stato». E il Movimento Cinque Stelle si candida per scalare Palazzo Lombardia: «Siamo pronti per governare». Ieri la mozione di sfiducia al governatore è stata depositata dai gruppi Pd, Patto Civico e Movimento Cinque Stelle, primo firmatario un varesino, . «Solo una guida autorevole e stabile, che abbia rinsaldato il rapporto di fiducia instaurato con i cittadini attraverso il voto può oggi salvare

l’istituto regionale dalla crescente sfiducia e dall’irrilevanza politica» si legge nella mozione. Ma se il Pd, come naturale, è pronto all’alternanza, anche i grillini credono di poter dare la spallata. «L’unica vera alternativa, per i lombardi come per tutti gli italiani, siamo noi» sostiene , gallaratese, consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle. Anche lei martedì era a Palazzo Lombardia con le casse di arance per il governatore, subito dopo l’arresto del vicepresidente .

«Noi martedì chiediamo la sfiducia in aula, insieme al Pd perché da soli non avremmo i numeri – racconta Macchi – nel frattempo per protesta disertiamo le commissioni consiliari. Perché quello che è successo è gravissimo, e pretendiamo che ci si dia una risposta al più presto». I grillini puntano a far cadere la giunta di centrodestra: «Alla fine le persone che girano sono sempre quelle, i cittadini devono saperlo – sottolinea la consigliera pentastellata – anche la Lega, checché ne potesse dire Maroni parlando di cambio di passo rispetto agli scandali dell’era Formigoni, ha dovuto adeguarsi, finendo per essere né più né meno la continuazione di Formigoni. La dice lunga già il fatto che avesse piazzato un fedelissimo di Berlusconi all’assessorato alla sanità, che è il più grosso e corposo».
Eppure Maroni sostiene che gran parte delle accuse contro Mantovani sono estranee al suo incarico in Regione: «Se uno è onesto lo è sempre, e io credo che tutti i rappresentanti politici debbano essere specchiati – sottolinea Macchi – Su Mantovani, al di là di quel che verificherà la giustizia, c’era moralmente un conflitto di interessi, di cui Maroni sapeva avendoglielo ricordato fin da subito. Ma ha dovuto nominarlo per mantenere gli equilibri politici. È per evitare tutto ciò che noi corriamo da soli».
Così a Maroni e alla Lega, la grillina Macchi lancia la sfida: «Corrano da soli, senza una coalizione che costringa ai compromessi. La verità è che le coalizioni fanno comodo ai partiti, che vogliono andare a governare a tutti i costi: oggi in maggioranza sono in sette gruppi, ciascuno da accontentare».

Proprio la partita della sanità è tutta aperta, al di là del caso Mantovani: « Ora in base ai loro accordi l’assessorato alla sanità e al welfare andrà ad un esponente in quota Forza Italia. Ma perché? – si chiede Macchi – Sarebbe ora che Maroni mettesse qualcuno di competente in quel ruolo. Il nostro auspicio è che il successore di Mantovani abbia un curriculum adatto per un assessorato alla sanità, non si metta il solito venditore di pentole, e che non abbia conflitti di interesse. Se Maroni vuole dare veramente prova di un cambio di passo, dia un segnale chiaro».
La consigliera pentastellata parla con la convinzione che il governo regionale non cadrà: «Vedrete, resisteranno. Hanno interesse a mantenersi in piedi uno con l’altro. Anche se l’impressione è che Maroni avesse subodorato che c’era qualcosa che non andava, quando ha messo da parte Mantovani togliendogli le deleghe alla salute: è così? Ce lo dica. Noi sappiamo che le cose per caso, in politica, di solito non succedono».