Borsano, un mese dopo il crollo “Noi vogliamo  la verità”

Borsano, un mese dopo il crollo “Noi vogliamo  la verità”

BUSTO ARSIZIO Esattamente un mese fa esplodeva la palazzina di via San Pietro. A poco più di 100 metri dalla chiesa di Borsano l’area è ancora transennata e sottoposta a sequestro. L’inchiesta deve fare luce sui numerosi interrogativi e fare giustizia della morte di Stefania Zhu, 19 anni, e Andrea Rosignoli, 30 anni. Tre sono i nomi dei dipendenti Agesp iscritti nel registro degli indagati: due tecnici e un funzionario. Mentre la polizia di Busto, coordinata dal sostituto procuratore Silvia Isidori, continua la ricostruzione di quelle terribili ore. «La strada è aperta – spiega Marinella G., 68 anni – ma passare di qui

ti porta un brivido. Tutti ricordiamo il boato, poi le grida di chi era intrappolato». Il rione è concorde: «Vogliamo la verità».I tre indagati rispondono di omicidio e disastro colposo. «Agesp ha fatto tutto quanto possibile – spiega Vittorio Celiento, difensore nominato dalla società – Ci sono prove di un intervento da parte dei tecnici durato dalle 23 alle 2, con carotaggi sull’asfalto e rilevazioni che non avrebbero mostrato livelli pericolosi di gas nell’aria. Credo sia fondamentale ora effettuare una perizia». Gli inquirenti stanno recuperando e registrando ogni frammento. Anche le macerie sistemate vicino al cimitero sono state poste sotto sequestro.Simona Carnaghi

m.lualdi

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