Borseggi e rubi? Vieni in Italia

L’editoriale del direttore, Andrea Confalonieri

C’è la storia più istruttiva di tutte ed è quella delle cosiddette mamme predatrici del metrò di Milano: 5 borseggiatrici rom con 25 figli al seguito durante la loro attività prediletta, 192 denunce e 78 arresti senza traccia di carcere perché sono sempre incinte. L’ultima volta, poche settimane fa, una di loro con bimbo di 3 mesi al collo è stata bloccata alla stazione Centrale di Milano mentre sfilava il portafogli a una turista. L’unica misura che il giudice ha potuto applicare è stato il divieto di dimora. Basterebbe alle borseggiatrici spostarsi da Milano a Varese (tocchiamoci), ma non lo fanno comunque perché è troppo bello e comodo continuare a “divertirsi” a casa loro, rischiando al massimo l’ennesima denuncia e un buffetto sulla guancia. Hanno anche dichiarato, in una sorta di “vivi e lascia vivere” perverso: «Abitiamo in un camper, rubiamo solo agli stranieri e non agli italiani». Come dire: italiani state tranquilli, con noi non rischiate e siamo perfettamente nella legge visto che il vostro codice penale – che di fatto “depenalizza” questi reati per la sola presenza del pargolo che puntualmente le accompagna – ci consente di continuare ad agire così. C’è la storia di quel tizio inglese residente a Varese che da anni viene denunciato o arrestato a ogni cambio di stagione per atti vandalici, incendi dolosi, resistenza a pubblico ufficiale, atti persecutori nei confronti dei vicini e a volte lesioni, ma regolarmente ricade in un reato sempre nuovo: in questo caso a trasformarsi in una sorta di salvacondotto della truffa sono i problemi di alcolismo. C’è poi l’ultima e più famosa storia di un ragazzo che entra in un supermercato varesino in pieno giorno, sferra una coltellata alla gola al presunto rivale in amore (che poi si è scoperto non essere neppure rivale) e non va in galera neppure per un’ora. Il motivo? Ascoltate bene: se la prognosi della povera vittima viene contenuta entro i venti giorni, non puoi mettere in custodia cautelare nessuno. E l’accoltellatore non andrà in carcere nemmeno se verrà condannato perché per

la legge italiana se hai meno di 21 anni e ti condannano a una pena inferiore a 2 anni e sei mesi, ti viene applicata la sospensione della stessa: quindi, anche in quest’ennesimo caso, tana libera per tutti. Di storie come queste ne capitano a dozzine ogni giorno nelle nostre città e nei nostri paesi: rubi, delinqui o accoltelli, le forze dell’ordine ti pigliano facendo il loro dovere ma poi torni immediatamente a rubare, delinquere o accoltellare alla faccia dei cittadini, delle stesse forze dell’ordine e dei giudici alle prese con un codice che tutela perfino l’intutelabile e l’indifendibile. Come possiamo pensare di risolvere il dramma dei migranti, di fronte al quale sappiamo solo dividerci tra salviniani e antisalviniani, se siamo così piccoli, retrogradi, incompetenti, inefficienti e arretrati da non riuscire a risolvere il problema della microcriminalità? Se non riusciamo a cambiare un codice, una norma, una legge che dia alle forze dell’ordine, ai giudici e quindi ai cittadini gli strumenti affinché le stesse 5 borseggiatrici rom non accumulino altre 192 denunce e 78 arresti senza che nulla accada, aspettandone altri 192 e 78 arresti, e poi ancora 192 e 78 finché avranno derubato ogni sventurato turista che avrà messo piede a Milano da qui all’eternità?Ma questi diavolo di governanti non si rendono conto che il problema è tutto qui, va estirpato alla radice, e se lo facessero poi potrebbero pure parlare di profughi e migranti senza che la gente abbia immediatamente paura di nuove “inculate”? Se a Siviglia, a Oporto, a Gran Canaria beccano qualcuno a scippare o derubare se ne sbarazzano immediatamente e per sempre, perché in Italia non ci si adegua perché accada altrettanto? Perché frustrare i cittadini, legando le mani a forze dell’ordine e giudici? Perché non dare strumenti repressivi efficienti, adeguati, celeri e al passo con i tempi? Perché riempirsi la bocca di riforme istituzionali ed elettorali del menga quando c’è qualcosa di ben più decisivo e importante nella nostra vita da tutelare e cioè la sicurezza personale, dei nostri beni e dei nostri affetti?