di Alessandro Casarin
Aria di elezioni anticipate, e Ponte di Legno è tornata ad essere per una settimana capitale della politica italiana. Erano anni, tantissimi, dall’indimenticabile 1994 con l’arrivo dei primi ministri padani, che non si vedevano tanti giornalisti e troupe televisive (con le parabole satellitari) dentro e fuori il Mirella, l’albergo che ospita da vent’anni le esternazioni notturne di Umberto Bossi. E nell’estate delle sciabolate a Gianfranco
Fini («Berlusconi doveva sbatterlo fuori subito»), dell’ultimatum elettorale («senza il voto milioni di persone sono pronte a scendere in piazza») e parole dolci verso «il bravo presidente Napolitano» ma dispregiative verso il governo tecnico («è come l’anguria: verde fuori ma rosso dentro») tra una tirata all’inseparabile toscano e una strimpellata al pianoforte davanti a un bicchiere di acqua e menta c’è spazio anche per Varese.
Varese è la culla della Lega, e appena il Grande Capo vede un giornalista di questa provincia dimentica la politica romana, e vai coi ricordi. Fine Anni Settanta, quando «abbiamo cominciato, io e Maroni, al circolo di Capolago con l’Ambrosetti, il sarto che ci ha dato una mano», ricorda il senatùr. «La prima festa l’abbiamo fatta lì, a Capolago c’erano tanti socialisti ma votavano per noi…» Ad ascoltare Umberto Bossi c’è il figlio Renzo fresco fresco consigliere regionale. Ascolta per imparare perché un giorno chissà… farà il sindaco di Varese o addirittura … Non finiamo la frase (quella che ci avrebbe portato alla solita domanda sulla successione) e il Grande Capo Padano ci asfissia dentro un nuvolone di fumo e detta i tempi del figliol prodigo: «Sindaco di Varese? Adesso lui sta imparando a fare politica, fa Economia e Commercio. Quando io non ce la faccio per i troppi impegni mando lui a rappresentarmi. Lo sapete che è un bravo comunicatore?».
Una domanda che ti fa ritornare alla mente il primo Bossi, quello che alla fine degli Anni Ottanta macinava con Pino Babbini duecentomila chilometri all’anno, comizi su e giù per le valli. «Oggi l’ho mandato a Temù», continua, «qui vicino, c’era una premiazione di una
mostra. E’ stato bravo». Renzo annuisce, molto rispettoso delle belle parole del papà e se gli chiedi qual è il politico di oggi che più ammira non ha dubbi: «Maroni, è il politico più quadrato, sta facendo molto bene il ministro dell’Interno contro la criminalità».
Bobo Maroni anche lui di Varese, e allora proviamo a chiedere a Umberto Bossi se ha già deciso cosa fare alle prossime amministrative. Una parte del suo movimento vorrebbe una corsa solitaria, scaricando gli alleati del Pdl. Insomma un sindaco Fontana al galoppo in una splendida solitudine… E’ possibile? Il senatùr non si sbilancia, meglio si lascia le mani libere, e dalla sua bocca sempre alla prese con il toscano fumante scandisce una sola parola: «Vedremo, vedremo…», ripete. Insomma non smentisce ma nemmeno conferma una Lega da sola al Comune di Varese. L’ipotesi è in campo, molto dipenderà dal quadro nazionale, se si votasse in primavera anche per le politiche, allora il sogno solitario svanirebbe. «Con Berlusconi», aggiunge, «ci vediamo il 25 agosto sul lago Maggiore, a Lesa. Lì decidiamo cosa fare col Governo».
Bossi e il Cavaliere, un’alleanza che qui tra i divani del “Mirella”, Andrea Bulferetti – il proprietario – già sindaco di Ponte di Legno aveva raccomandato al senatùr qualche anno dopo il ribaltone. «Caro Umberto gli dissi,se vuoi portare a casa il federalismo devi tornare a Arcore. Non so se il mio consiglio è servito, però un anno dopo ha rifatto l’accordo», ci confida Bulferetti.
E’ l’alba, e come sempre, Bossi ha attorno a sé una decina di giornalisti con gli occhi gonfi di sonno. Uno per uno vengono sottoposti al rito del “5”, il suo pugno contro la mano aperta. «Mi sono fatto i muscoli a Varese, quando attaccavo i primi manifesti c’era sempre da litigare…» Il pugno del senatùr è pesante, si vede che s’è fatto il muscolo sui muri di Varese.
e.marletta
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