Buoni postali “beffa” Il fenomeno esplode con altri 50mila euro

Buoni postali “beffa”
Il fenomeno esplode
con altri 50mila euro

Buoni postali “dimezzati”, il caso si allarga: anche alla Confconsumatori sei famiglie con 50mila euro di buoni che “ballano”.

«Il senatore venga da noi – l’appello della responsabile dopo l’intervento dell’esponente leghista a Palazzo Madama – gli daremo i dati a supporto della sua interrogazione».

Sono numerose le associazioni dei consumatori che da settimane si stanno interessando della vicenda dei buoni fruttiferi postali i cui rendimenti sono stati arbitrariamente e unilateralmente ridotti da un decreto del 1986, nonostante le condizioni stampigliate sui buoni stessi, emessi dagli anni ’83-’84. «Stiamo seguendo sei famiglie in fase stragiudiziale – racconta Meucci, dallo sportello della Confconsumatori di Varese – abbiamo fatto le nostre proposte ma per ora siamo in una fase di “ping pong”».

«Purtroppo avere a che fare con società come le Poste spesso equivale ad affrontare la muraglia cinese. A un certo punto, se non avremo risposte soddisfacenti, dovremo fare causa». In tutto il valore complessivo dei casi seguiti è di circa 50mila euro.

«Possono sembrare piccole cifre, ma al giorno d’oggi è un gruzzolo che per una famiglia vuol dire molto – prosegue Meucci, che si rivolge al senatore leghista Stefano Candiani, che sta preparando un’interrogazione parlamentare a tutela dei risparmiatori, sul caso dei buoni postali dimezzati -interpelli le associazioni per capire qual è la situazione che ci troviamo di fronte». Anche il movimento antitasse Tea Party Lombardia è pronto a scendere in campo con la sua task force di assistenza legale per fornire supporto alle famiglie che dovessero vedersi decurtati i rendimenti dei buoni postali.

Finora infatti ogni tentativo esperito nei confronti delle autorità ha sortito esito negativo, come racconta il segretario provinciale di Federconsumatori : «Abbiamo scritto a Poste Italiane, chiedendo di poter ottenere le cifre indicate sul retro dei buoni postali, ma tutte le richieste sono state respinte. A questo punto consiglieremmo di agire per vie legali, ma è chiaro che non tutti se la sentono di procedere».

Eppure c’è una sentenza della Corte di Cassazione del 2007 che ha già escluso, perlomeno per i buoni emessi dopo il “famigerato” decreto taglia-rendimenti, la possibilità di modificare le condizioni stampigliate sui documenti all’atto della stipula del contratto. La battaglia continuerà.

Le associazioni consigliano, a chi dovesse avere in cassaforte buoni trentennali in scadenza in questi mesi, di rivolgersi ai loro sportelli e di «accettare eventualmente solo con riserva» le somme proposte dalle filiali di Poste Italiane.n A. Ali.

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