BUSTO ARSIZIO Dieci anni – il 22 agosto 2001 – fa moriva Angelo Borri. E forse un mondo. Angelo Borri che forse è vero, non avrebbe gradito essere definito “sindaco buono”. Ma perché nei nostri tempi troppo spesso si liquida per “buono” il concetto di debole. E in lui non c’era propensione alla resa. Era nato nel 1919, Angelo, e se n’è andato poco dopo la sua amatissima Bice. Riposa accanto a lei, al cimitero di Busto Arsizio. Un amore cominciato con una lettera e durato quasi 60 anni su questa terra.Angelo, sindaco dalle porte aperte, concretamente e metaforicamente parlando. Angelo sportivo (e tifoso biancoblù), impegnato per la Chiesa (a partire dalla parrocchia di Sant’Edoardo). Angelo, maestro di vita, come lo definisce lo storico Luigi Giavini nel libro voluto dalla nipote Antonella Rabolini, che raccoglie diversi interventi sull’uomo che fu sindaco dal 1979 al 1985 e riferimento per la comunità molto più a lungo. “Una vita per la vita” è il titolo scelto da Antonella, che di recente ha anche raccontato come all’istituto comprensivo Bossi sia conservato un patrimonio inestimabile di informazioni storiche e memorie private.Il 10 settembre si intitoleranno stadio d’atletica e via ad Angelo. Ma forse un modo significativo per onorarlo è recuperare quella che è la parte più difficile in questi tempi chiassosi: lo stile Borri. E ci verrebbero tanti esempi, però pensando a una delle virtù dello storico sindaco, ci affiorano più domande, che suggerimenti.Che cosa farebbe Angelo Borri di fronte al dilagare del problema casa e a quei clochard sballottati
tra rifugi provvisori? E di fronte ai profughi che fuggono dal Paese dove lavoravano e chiedono ospitalità dopo un viaggio drammatico? E ancora, in questo tempo di crisi devastante, in cui i politici chiedono ai cittadini di fare rinunce, come si comporterebbe lui, che non ha mai guadagnato nulla dalla politica? Perché la sua ricchezza – come ricorda nel libro Ginetto Grilli – l’ha accumulata piuttosto in cielo. Lui che ha sempre tenuto spalancate le porte, oggi accetterebbe campanelli e uffici sapientemente restaurati, mentre all’Anagrafe e in altri luoghi dove vanno i bustesi le condizioni sono quello che sono? E come si comporterebbe in un consiglio comunale, che a volte ondeggia tra il vuoto e la tensione fine a se stessa? Oggi, che cosa farebbe Angelo Borri per aiutare la sua Pro Patria dopo un anno folle e per sostenere lo sport, che significa radici, che significa giovani?Sono solo domande, e molte altre possono accompagnare Busto. Domande alle quali ciascuno può dare le risposte che ritiene. Ma forse una risposta l’ha già data lui, che faceva tanto, sino allo sfinimento (non perché se ne lagnasse, però). Una risposta sempre riportata da Grilli. Tra gli impegni del sindaco buono, c’era stato quello in Amazzonia, così caro a lui e alla moglie. Parlando di quell’esperienza, Angelo si commosse e spiegò: «Quando penso all’Amazzonia, mi vien da piangere, perché forse potevo fare di più e go da rèndagan cöntu al Signui».Forse è questo che avrebbe fatto. Si sarebbe chiesto, come fare di più. Ancora una volta.Marilena Lualdi
m.lualdi
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