Busto, città senza toilette Non restano che i muri…

BUSTO ARSIZIO Una città poco attenta ai bisogni? Sì, se parliamo di quelli corporei. «A Busto mancano dei servizi igienici pubblici». Basta orinatoi di fortuna, dietro ai cespugli dei parchi o ai pilastri dei colonnati dei palazzi: si allarga la ribellione contro l’inciviltà di chi deturpa il centro a suon di “pipì selvaggia” e suscita sempre maggiori consensi la proposta di riattivare dei vespasiani in città.

A lanciare l’allarme, nei giorni scorsi, sono stati i consiglieri comunali di Libero Confronto Diego Cornacchia e Giuseppe Angelucci, che tra le richieste inoltrate al sindaco e alla Giunta in vista del dibattito sul bilancio preventivo, ci hanno infilato anche quella di dotare il centro città di «servizi igienici pubblici, interrati o esterni», per evitare che in quella Busto che viene «impropriamente definita “Caput Mundi”» ci si debba ridurre a costringere i suoi visitatori occasionali «ad espletare i loro bisogni, per così dire idraulici, ricorrendo ai pilastri dei portici condominiali».

La pensa allo stesso modo Carlo Monoli, decano dell’autotrasporto e anima delle cooperative artigiane bustesi, che dal suo ufficio della Carva Cinque in via Pozzi nota spesso «i portici di via Fratelli d’Italia ridotti ad un orinatoio, una roba vergognosa» oppure i giovani che s’infrattano dietro al monumento nella piazzetta di fronte per evitare di farsela sotto. «Una volta c’erano i bagni pubblici sotto a piazza Trento e Trieste – ricorda l’88enne Monoli – poi sono stati chiusi e abbandonati e non si è pensato ad alcuna alternativa». Oggi quel che resta dei vecchi servizi igienici pubblici è una

grata coperta da una serie di blocchi di cemento, dove c’erano le scale che conducevano nei sotterranei. Oggi probabilmente del tutto fuori norma e inagibili, oltre che destinati forse a scomparire per sempre quando piazza Trento e Trieste verrà riqualificata per accogliere il Monumento ai Caduti. All’ignaro turista o a chi passeggia per shopping o commissioni in centro città non resta che rifugiarsi, in caso di bisogno, nel solito bar e ordinare un caffè per approfittare della toilette. Anche perché le alternative “pubbliche”, tutte piuttosto decentrate come le stazioni ferroviarie e il piazzale mercato, spesso lasciano molto a desiderare…

f.tonghini

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