BUSTO ARSIZIO «Nei confronti degli immigrati c’è ancora parecchia diffidenza. L’inaugurazione di questa scuola è anche un uscire allo scoperto da parte della comunità cristiana e un voler incidere sul sociale per una convivenza che va cercata». L’integrazione è dunque, per il parroco di Borsano don Mauro Magugliani, la chiave di lettura di Agorà, la nuova scuola di italiano per migranti aperta mercoledì con la collaborazione della Caritas e del gruppo missionario. «Borsano è un quartiere che assorbe tutte le problematiche della città compresa l’immigrazione, ma anche qui c’è una certa resistenza, un po’ di razzismo serpeggia». «Quando ho detto in chiesa della scuola per stranieri c’è stata molta freddezza – afferma il sacerdote – la parrocchia deve essere profetica, bisogna aiutare la gente a cambiare mentalità, a evolvere nell’accoglienza e nel rispetto».Una mentalità «che va costruita – interviene Marinella Lonati del gruppo missionario – la gente ha paura degli stranieri e pensa che portino via lavoro, però allo stesso tempo le fanno comodo come badanti. Un tempo quando si parlava di missione veniva in mente l’Africa, invece ormai la missione parte fuori dalla porta di casa». Anche secondo Renza Paganini, volontaria della Caritas, «bisogna cambiare la mentalità della gente – quando facciamo il banco alimentare quattro volte l’anno c’è una buona risposta ma poi finisce lì». Francesca Colombo, una delle sette insegnanti della scuola, l’integrazione la vive «direttamente – racconta – nel mio palazzo c’è una famiglia albanese
con cui ho un ottimo rapporto. Sono molto educati, dei gran lavoratori. Io aiuto i loro bambini, che mi chiamano nonna, a fare i compiti e loro mi danno una mano in casa».Perché ci sia integrazione occorre che «imparino la nostra lingua e la nostra cultura e che, come noi, conoscano i diritti e i doveri – interviene Ornella Faraldo, coordinatrice della scuola – per questo oltre alle lezioni di italiano ci saranno anche altre materie, come economia e diritto e serate a tema con esperti come medici, consulenti del lavoro, avvocati, sociologi». Gli iscritti «sono 33 – fa sapere Vittoria Colombo, la più giovane delle insegnanti – di nazionalità svariate: Ecuador, Perù, Costa D’Avorio, Tunisia, Marocco, Pakistan e altre. Sono in maggioranza donne, anche giovani, e la maggior parte è disoccupata».Tutte persone «che vivono nel nostro quartiere – precisa don Mauro – qualcuno si è già integrato nella vita della parrocchia. L’amministrazione comunale ha riconosciuto questa iniziativa come lodevole». Assenti tra gli iscritti le badanti: «Chiediamo ai loro datori di lavoro di farle partecipare» è l’appello del parroco. «Il linguaggio si impara interagendo e interazione è sinonimo di dialogo – sottolinea don Mauro – vogliamo aiutare queste persone a incontrarsi e confrontarsi in un proficuo interscambio». La parrocchia continua anche a sostenere le «tante famiglie in difficoltà economica – aggiunge – sono in aumento anche quelle italiane. Faremo un fondo per aiutarle a pagare bollette e affitto».Brigida Rangone
f.artina
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