Busto Arsizio Potevano essere salvati. La tragica esplosione che è costata la vita a Stefania Zhu, 19 anni, e Andrea Rosignoli, 30 anni, agli occhi dei vicini di casa e dei superstiti era stata annunciata. Sotto accusa c’è quella terribile puzza di gas che i residenti di via San Pietro a Borsano avevano avvertito nella serata di mercoledì e per tutta la notte. I tecnici dell’Agesp erano arrivati intorno alle 23.30, sollecitati da numerose chiamate. Hanno controllato, hanno lavorato, hanno fatto ispeazioni dappertutto tranne, pare, in un appartamento. Si rincorrono le voci, pare che un contatore vada “a manetta”. I tecnici, in ogni caso, concludono il loro sopralluogo verso la una di notte e assicurano che è tutto a posto. Via San Pietro si è risvegliata con lo stesso fortissimo, insopportabile odore. Neanche dieci minuti e alle 7 ecco il boato che sveglia l’intero quartiere: la palazzina crolla su se stessa, imprigionando per sempre due vite. Due le vittime, come detto, e
altre quattro persone sono state soccorse dopo essere emerse vive dalle macerie. Tra loro anche i genitori della povera Stefania.Tra i primi a scavare tra le macerie arrivano proprio i vicini di casa. Scavano a mani nude per pochi minuti, il tempo che i soccorritori arrivino a Borsano. La strada viene chiusa mentre la protezione civile allestisce un punto di ristoro e primo soccorso nei locali della parrocchia. Ci sono infatti cinque famiglie bloccate nelle loro abitazioni: la palazzina crollata, infatti, faceva parte di una casa di corte e le macerie hanno bloccato l’accesso ma anche la via d’uscita al resto del complesso.Le stesse macerie sulle quali ora indagherà la Procura di Busto, che ha aperto un fascicolo sulla tragedia. In commissariato ieri mattina sono stati sentiti i due tecnici dell’Agesp intervenuti in via San Pietro la sera prima del crollo. I verbali sono ora nelle mani del pm Silvia Isidori, che ha disposto anche il sequestro delle salme delle due vittime.
f.artina
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