BUSTO ARSIZIO Le ultime ore di quel maledetto primo ottobre 2008, prima della trappola e della fine. Gli inquirenti le hanno ricostruite così: Salvatore D’Aleo doveva incontrare il fratello per il pranzo. I due si vedono, in effetti, ma prima che possano decidere dove consumare il pasto Salvatore D’Aleo riceve una telefonata. Il fratello non sa chi sia ad averlo chiamato ma il 33enne gli dice che deve scappare e il pranzo va a monte. Da quel momento i familiari di D’Aleo non sapranno più nulla di lui sino a ieri mattina quando gli inquirenti hanno annunciato il ritrovamento dei resti del bustese scomparso. Qualcuno lo nota in via Mazzini. Gli ultimi testimoni a vedere D’Aleo vivo lo notano in compagnia di Emanuele Italiano e Fabio Nicastro;
lo vedono salire su una Lybra di colore grigio con loro. Poi più nulla. Il vuoto lo ha colmato Rosario Vizzini, ex boss oggi collaboratore di giustizia. Con la Lancia i tre avrebbero fatto un giro; si sarebbero diretti verso Novara, poi sarebbero tornati indietro fermandosi a Vizzola Ticino, in mezzo ai boschi. D’Aleo a quel punto potrebbe aver capito cosa stesse per accadere, ma non avrebbe avuto nessuna possibilità di scampo. Italiano gli avrebbe sparato un colpo di pistola alla testa. Dopo di lui avrebbe sparato anche Nicastro. Dei colpi d’arma da fuoco non c’è traccia sui resti ritrovati: manca infatti il cranio del trentareenne riconosciuto attraverso la prova del Dna. Quindi il cadavere sarebbe stato completamente spogliato e sepolto. Settanta i reperti ossei trovati.
m.lualdi
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