Busto Arsizio – «La nuova Caserma dei Carabinieri? Non esiste». Provocazione-bis del vicesindaco Giampiero Reguzzoni in consiglio comunale sullo scandalo dello stabile di via Bellini, costruito allo scopo di dare una nuova casa all’Arma e pronto dalla bellezza di 6 anni. L’unica certezza è che non si vede alcuna via d’uscita. «La soluzione sarebbe l’esproprio ma aprirebbe le porte di un contenzioso inenarrabile» ammette il sindaco Gigi Farioli.
Del resto, che «la Caserma non esiste» lo aveva già detto anni fa lo stesso primo cittadino, per far capire che «si tratta di un edificio – lo ribadisce ora Reguzzoni rispondendo ad un’interrogazione del Pd sul caso – costruito da un privato in diritto di superficie sulla base di un contratto di affitto mai avallato dal ministero degli Interni. Non è mai stato riconosciuto come Caserma dei Carabinieri». Il problema rimane, dato che, come ricorda il capogruppo Pd Walter Picco Bellazzi, «l’attuale sede di piazza 25 Aprile è una struttura vecchia e inadeguata alle esigenze dei cittadini e di chi ci opera». La novità è che ad oltre un anno e mezzo dall’avvio delle trattative per chiudere il contenzioso con Edilteco, la società proprietaria dello stabile, non si intravede alcuna soluzione, anche perché sulla strada di una già non facile trattativa si sono messe di traverso le azioni legali e le polemiche (persino su Striscia la Notizia) del costruttore Dino Scagliola, sfociate in una querela presentata dal vicesindaco Reguzzoni.
Il vero scoglio oggi sono i 9 milioni di euro di prezzo d’acquisto, fissato dalla proprietà in base ad una perizia sul valore dello stabile. Troppo alto per giustificare, in epoca di ristrettezze di bilancio, un intervento diretto degli enti locali, ma per ora anche per mettere in campo un’operazione urbanistica (la permuta con la sede di Piazza 25 Aprile, di proprietà della Provincia) simile a quella del Commissariato di Polizia all’ex Enel. Nelle pieghe della convenzione per la concessione del diritto di superficie il Comune potrebbe ricorrere all’esproprio.
«Ma rischierebbe di aprire un contenzioso infinito – rivela Farioli – in accordo con la Prefettura stiamo valutando soluzioni più praticabili». Il capogruppo leghista Francesco Speroni frena l’azione del Comune: «Non possiamo prenderci le competenze di altri enti. La nostra responsabilità si limita agli uffici comunali, per i quali ci vengono trasferiti sempre meno soldi. Se tocca al Comune provvedere, ci lascino tutti i soldi che versiamo allo Stato». Sulla stessa linea il sindaco emerito Gian Pietro Rossi (Indipendenti): «Non possiamo permetterci il lusso di occuparci di questioni che non sono di competenza comunale, ci sono altre priorità». Ma Valerio Mariani (Pd) invita ad andare avanti: «Anche da una cosa nata male possiamo centrare un obiettivo della città».
Andrea Aliverti
p.rossetti
© riproduzione riservata











