BUSTO ARSIZIO Chiarissima la sentenza del giudice di Busto Luisa Bovitutti ieri mattina in aula in composizione monocratica: «Alle parole del pentito Franco Ventura mancano riscontri individualizzanti – ha detto il giudice dopo la lettura del dispositivo di sentenza – In estrema sintesi non siamo certi che l’autore del furto sia proprio il nostro imputato».
A Nicastro, che ha assistito all’udienza da dietro la cella riservata agli imputati detenuti, è sfuggito un sorriso all’indirizzo della moglie. Nicastro è di fatto al centro di altro procedimento che lo vede rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso, mentre le rilevazioni del pentito Rosario Vizzini indicherebbero in lui l’uomo che con Emanuele Italiano compì l’omicidio di Salvatore D’Aleo nel 2008. «Ma qui non si discute la carriera criminale di Fabio Nicastro – ha detto l’avvocato difensore – Si parla di un fatto risalente al luglio del 1998 sul quale dovrebbe tra l’altro essere già calata la prescrizione». Ma l’assoluzione pronunciata non ha nulla a che vedere con la prescrizione del reato contestato. Ad “inguaiare” Nicastro furono infatti le parole di Ventura, che raccontò come con Nicastro e altri decisero tra il 4 e il 5 luglio di rubare un camper posteggiato in un cortile bustese. Il gruppo si attivò, venne sfondato il lunotto e preso un borsone con la giacca a vento. Ventura, però, non ha mai chiarito che fu Nicastro a compiere il ratto; per il giudice alle parole del pentito non sono seguiti riscontri di conferma.
e.marletta
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