«Busto, questa Pro ha vinto per te Ora non la devi tradire»

«Busto, questa Pro ha vinto per te Ora non la devi tradire»

BUSTO ARSIZIO Un vicino di casa dello Speroni ci scruta e ci ferma scherzoso mentre esce dal cancello: «Non basta indossare la sciarpa, bisogna vincere». Accontentato, gentile signore che – hai giurato – non sei entrato allo stadio perché dovevi andare a lavorare. Cavoli, se abbiamo vinto, ne avevamo una voglia pazzesca, dissimulata solo all’inizio. Ma sì, nel primo tempo non abbiamo brillato, con quel fare un po’ svagato che a volte ci assale, come se avessimo altro a cui pensare. Salvo tornare in campo dopo l’intervallo, sparare un ironico «Ci spiace, abbiamo scherzato» e fare piazza pulita dell’avversario. Primo colpo, il Bruccio è saggio e generoso, così spiana la strada all’implacabile motorino Pacilli. Ahi ahi, cugini liguri, ed è solo l’inizio. Serafini ci regala il bis su rigore (ma non è sazio, lo griderà alla fine con il secondo gol). E Cortesi tiene a dire la sua: musica per le nostre orecchie. Ma ancora una volta, non è solo questione di virtuosi solisti, bensì dell’affiatamento che si respira sul campo. Ci sembra un crimine non nominare tutti gli altri tigrotti: vogliamo parlare di Calzi, che meriterebbe la soddisfazione del gol, o di Nossa che sa come scatenarci? Questa è vita, ragazzi, e vorremmo che durasse per sempre. Quando siamo qui, ci sentiamo come Harry Potter nella casa della sua famiglia, pur tra tutte le difficoltà del caso: lì il maghetto è protetto da un affetto profondo, invisibile agli occhi di chi si aggrappa

solo all’immediata realtà. Guardate la stretta di mano tra Zanetti e Regalia (<+G_NERO>nella foto<+G_CORSIVO>) e respiratelo. Ci vuole la Pasqua (anche se tristemente svuota ulteriormente lo Speroni), ci vuole anche un piccolo stop per prendere il fiato, coccolando dentro di sé le immagini di questa cavalcata che ci fa sentire ciò che siamo: tigri sempre e comunque.Adesso arrivano le ultime due sfide, preludio di quella fondamentale, dell’assalto a ciò che è nostro e hanno tentato in tutti i modi di strapparci.Nessuna paura, e un sogno: quello di catturare l’attenzione di qualche bustocco in più per la fatidica data dell’8 maggio. Allora non possiamo sgarrare, non possiamo mancare, non ci devono essere unicamente i soliti e fondamentali noti (astenersi però candidati perditempo). Dobbiamo essere armati di sciarpa e di fiducia, a prescindere da ciò che accadrà nelle prossime settimane. Ma il pensiero del maghetto che vuole giocarsela, che vuole sbranare il mondo, ci richiama a una persona speciale. Il suo nome naturalmente (a quanti manca sugli spalti) è Silvano, ma non ci rivolgiamo a lui, che magari sa anche già come andrà a finire, figurarsi poi ora che è lassù. Ci rivolgiamo a sua moglie Silvia, la compagna di una vita, che l’aveva seguito anche in qualche trasferta nell’anno del sogno sfumato. Silvia, domenica 8 maggio hai un appuntamento, come altri bustocchi. Ma tu sei speciale, ricordalo. Ti aspettiamo, anzi ti portiamo lì, allo Speroni. In quello stadio che Silvano, da vero tifoso, non abbandonava mai.

m.lualdi

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