Busto, ricattò una donna Ammette gli insulti e chiede scusa

BUSTO ARSIZIO «Beh, insomma. Io credevo, mi ero immaginato che potesse esserci un rapporto». «A tre?», chiede il pubblico ministero Francesca Parola. «Sì, beh a tre. Mi ero così invaghito dell’idea». Antonio Bizzocca, 21 anni, di Barletta, ieri mattina ha raccontato in aula la sua verità sul suo coinvolgimento in un tentativo di estorsione ai danni di una donna di 44 anni residente a Busto Arsizio, che lavora in ospedale. Il giovane, imputato in concorso con Giuseppe Santarsieri, 24 anni, suo vicino di casa e vera mente del progetto (ha patteggiato a 2 anni nel maggio scorso), si è poi girato verso la vittima e ha dichiarato: «Sono un idiota, un deficiente, soltanto uno stupido come me poteva farsi coinvolgere in una cosa così. Le chiedo scusa, le chiedo scusa e sono sincero tanto che mi trema la voce».

Tutto ha inizio il 13 ottobre 2010: Bizzocca e Santarsieri vengono arrestati a Busto dai carabinieri cadendo in una trappola investigativa. La vittima aveva conosciuto Santarsieri su Internet e con lui aveva stretto amicizia. La donna, di 20 anni più vecchia del giovane amico, aveva poi incontrato quel ragazzo scoperto in chat: i due si erano piaciuti e ne era nata una relazione. Santarsieri, però, era ben lontano dall’essere innamorato: da quella donna si faceva pagare come se fosse un gigolò. Sino a quando lei aveva detto basta ed erano incominciate le minacce telefoniche. E qui entra in gioco Bizzocca: almeno una delle telefonate di minaccia l’ha fatta lui. «E’ vero – ha detto ieri in aula – Mi assumo la responsabilità di quella chiamata». Un chiamata d’insulto ai danni della vittima per “incoraggiarla” a pagare a Santarsieri 15mila euro.

«Lui mi aveva detto che erano soldi lavorati – ha detto Bizzocca – Che per lei aveva fatto il badante. Per questo ho accettato di fare quella telefonata. Delle altre, dove si dice di far parte della Sacra Corona unita, dove si minaccia la donna di spaccarle le gambe perché Santarsieri aveva passato il credito, non so niente». I militari, però, avrebbero rintracciato almeno una chiamata dal telefono fisso di casa Bizzocca, e il giovane non avrebbe potuto negare la telefonata fatta e ammessa in quanto partita da una scheda Sim intestata al padre di Antonio e trovatagli addosso dai militari all’arresto.

«Io soldi non ne ho mai voluti – ha detto – Che ne sapevo che non era vera la storia del lavoro?». Il pm ha replicato: «Quindi per saldare un debito lavorativo si chiama il debitore e lo si minaccia, non si apre una vertenza sindacale…».

«Ma così avremmo fatto prima – ha replicato Bizzocca – Santarsieri mi aveva detto che di fronte all’ipotesi che lui non sarebbe più tornato da lei, lei per amore avrebbe pagato». Invece la donna ha denunciato tutto ai carabinieri. «Perché accompagnò Santarsieri a Busto Arsizio per il ritiro del denaro?», ha chiesto il presidente del collegio Adet Toni Novik. «Così, Santarsieri me lo ha chiesto – ha concluso l’imputato – E io mi ero invaghito dell’idea che magari, insomma, ci fosse questo rapporto a tre. Non avevo niente da fare e ho accettato».

e.besoli

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