BUSTO ARSIZIO Sparatoria di Capodanno: prelevato il Dna dell’imputato.
Questa mattina i giudici del collegio presieduto da Adet Toni Novik hanno affidato l’incarico peritale per determinare se sulla pistola e sul guanto ritrovati dagli agenti della polizia di Busto Arsizio ci sia traccia del Dna di Davide Romano, 32 anni di Marnate, accusato di aver esploso almeno due colpi di pistola contro il poliziotto che lo inseguiva dopo aver tentato un colpo notturno in via per Lonate.
L’agente intervenuto, infatti, ha risposto al fuoco; secondo l’accusa uno dei colpi avrebbe colpito di striscio ad una coscia Romano che, al momento dell’arresto, aveva appunto una ferita compatibile con un colpo d’arma da fuoco ad una gamba. Ferita non medicata in ospedale che sanguinava abbondantemente essendo l’arresto avvenuto poche ore dopo il fatto. Il punto, sul quale la difesa sta molto insistendo, è che in quel campo di via per Lonate dove avvennero inseguimento e sparatoria sono stati trovati i bossoli dei colpi esplosi dal poliziotto ma non quelli sparati dal malvivente in fuga. La pistola ritrovata nelle disponibilità di Romano, inoltre, aveva un colpo inceppato in canna. L’arma è stata infine manipolata da più soggetti per le perizie balistiche. Il Dna, quindi, potrebbe diventare la prova regina in un senso o nell’altro legando o scollegando Romano da quella notte, da quel luogo, da quella tentata rapina con sparatoria. Intanto, l’imputato ha rifiutato di sottoporsi all’esame del pubblico ministero, mentre nelle prossime udienze dovrebbe essere ascoltata la vittima del tentato colpo.
m.lualdi
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