Caccia/ Domani si torna a sparare, animalisti sul piede di guerra

Roma, 17 set. (TMNews) – Come ogni anno, la terza domenica di
settembre si apre la stagione venatoria e si torna
a sparare nei boschi, nelle campagne e in molte nelle aree verdi
delle nostre regioni. Stagione che riparte tra le polemiche, con
le associazioni animaliste e ambientaliste che chiedono un
definitivo stop o almeno una forte limitazione della caccia e
denunciano come diverse Regioni non applichino le nuove norme
comunitarie, che tra l’altro prevedono il divieto di caccia agli
uccelli durante la fase della migrazione e della riproduzione e
l’esclusione dalla lista delle specie cacciabili per quelle che
sono in stato di conservazione sfavorevole.

“Molte regioni tra cui l’Umbria, il Lazio, la Toscana, la
Liguria, la Sardegna, hanno completamente ignorato le novità
normative introdotte con la legge Comunitaria dello scorso anno e le indicazioni scientifiche fornite dall’Ispra – dice il
presidente Lipu Fulvio Mamone Capria – e ancor più sconcertante è il fatto che queste regioni abbiano deliberatamente ignorato
anche l’accordo per l’applicazione della nuova normativa,
raggiunto dal tavolo della conferenza delle Regioni cui avevano
partecipato Ispra, ambientalisti, cacciatori, agricoltori e le
regioni stesse”.

Per l’Enpa (Ente nazionale protezione animali) “anche quest’anno, tra merli, tordi, anatre selvatiche e altre specie rare saranno milioni gli animali uccisi. Sembrerebbe che nel corso degli anni lo scenario sia rimasto quasi immutato, ma non è così. La situazione italiana richiede un grande sforzo comune che non si può certo sostanziare nella risposta del Parlamento con il sub-emendamento presentato del senatore Molinari dell’Api, che, attraverso lo strumento del ‘controllo faunistico’, vorrebbe aprire a una deregulation venatoria anche per le specie protette in tutto il territorio nazionale”.

Anche secondo il WWF, infine, “se il legislatore nazionale ha colmato la distanza con l’Unione Europea rendendo norma il dettato delle Direttive europee, larga parte delle Regioni persevera diabolicamente nell’ignorare l’evidenza scientifica e gli obblighi di legge. Le Regioni continuano a chiamarsi fuori dalle regole per soddisfare le richieste dell’estremismo venatorio, foriero di posizioni anacronistiche ed irresponsabili che offendono i diritti dell’intera Comunità internazionale.
L’Italia ha un patrimonio straordinario, ostaggio ancora oggi di una minoranza estremista: l’1% della popolazione italiana esercita l’attività venatoria, mentre la maggioranza della stessa della caccia farebbe anche a meno”.

Le associazioni ambientaliste hanno organizzato per oggi a Torino una manifestazione contro la caccia (alle 15.30 a Porta Susa), nella quale annunceranno che nella primavera del 2012 in Piemonte si terrà un referendum regionale sulla caccia. Altro appuntamento per la Marcia della Pace di Assisi del 25 settembre, dove animalisti e ambientalisti torneranno a dire “no alla violenza sugli animali e alle uccisioni per divertimento”.

Sav

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