Dal primo gennaio bere un caffè in ufficio, consumare una merendina nei corridoi della scuola o spedire una raccomandata costerà di più.
L’Agcom – autorità per le garanzie nelle comunicazioni – ha infatti stabilito che «Poste Italiane ha la facoltà di aumentare, entro il 2016, il prezzo della posta prioritaria, che pesa da zero a venti grammi, fino a 95 centesimi. Le raccomandate, invece, possono passare da 3.60 a 5.40 euro».
Gli aumenti dei prodotti delle macchinette saranno dal 6%, questo in relazione all’Iva che passa dal 4 al 10%. Se, per esempio, un caffè prima costava 50 centesimi, adesso costerà 53 centesimi.
Ma visto che gran parte degli impianti non accettano le monetine da un centesimo, il costo del caffè arriverà a 55 centesimi (per pagarlo “53” bisognerà avere una chiavetta).
«Si tratta di aumenti “odiosi” – dice del Codacons, associazione dei consumatori che proprio ieri ha annunciato il ricorso al Tar contro i rincari postali – Una raccomandata si spedisce per scopi legali, non è una comunicazione a cui si può rinunciare, di conseguenza è una spesa obbligata per il consumatore. Aumenta tutto, tranne gli stipendi e le pensioni».
«Come al solito il prezzo più alto lo stanno pagando i cittadini – dice di Movimento dei Consumatori – Confidiamo in una politica economica che consenta di dividere il sacrificio su tutti in modo equo. Confronteremo i costi dei servizi di Poste Italiane con i servizi di posta privati e cercheremo di capire se il servizio pubblico è concorrenziale oppure no».
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