VARESE Ruggero, Emanuele, Lorenzo, Diego, Massimiliano, Francesco, Riccardo, Livio, Laura, Gianfranco, Valerio, Barbara, Marco, Mario, Fabrizio. Anche loro eroi, diavoli nella tempesta. Sono i tifosi biancorossi che martedì sera erano allo stadio di Livorno: tutti su un pulmino, due ore a prendersi in faccia il vento più gelido, un viaggio di ritorno infernale in mezzo alla neve, il ritorno a casa alle sei del mattino per un’ora di sonno prima di andare al lavoro. Chiamatela follia, chiamatelo amore per il Varese e per i suoi colori. Storia di una trasferta epica, diventata odissea.
Ruggero Bossi è mister “2 Fisso”: è lui che in tutte le trasferte del Varese alza lo striscione con la scritta portafortuna per i ragazzi di Maran. «Siamo partiti alle tre da Varese – racconta – per arrivare a Livorno verso le otto. Appena entrati allo stadio siamo stati investiti da un vento gelido che non ha mollato per tutta la partita: più passava il tempo e più la nevicata si faceva intensa. Siamo stati due ore nella bufera, gli ultimi minuti li abbiamo solo intravisti. Poi, il viaggio di ritorno: fino a Parma, costretti a viaggiare dietro a uno spalaneve, non abbiamo superato i 50 all’ora».
Tutto questo, perché? «Passione. E perché è troppo bello: partire con un furgone, due salami e qualche bottiglia di vino, di solito poi troviamo sul posto anche un bel ristorante per una mangiata. Per il Varese ho rinunciato a tutto: non esco la sera, il sabato devo prendere ferie. E per andare a Crotone ho pure vinto la mia paura dell’aereo».
Con lui, Livio Saccani e la moglie Laura: «Ho quasi cinquant’anni – dice lui – e ho sempre fatto trasferte: il calcio, l’hockey. Ma un freddo come quello preso a Livorno, mai. E mai un viaggio così epico. È stata una vera e propria impresa, sembrava di essere in Russia in tempo di guerra: alla fine ci siamo sentiti tutti degli eroi. Subito dopo il fischio finale i giocatori sono venuti a salutarci: ci aspettavamo che lanciassero le maglie ma non l’hanno fatto, evidentemente avevano troppo freddo anche loro». Trasferta storica, insomma: «Rovinata – continua Livio – da un brutto episodio: due ragazzi che erano con noi sono stati letteralmente aggrediti da alcuni poliziotti».
Emanuele Giraldo è uno di quelli che ogni volta si prendono la briga di organizzare le trasferte: «Non siamo ultras – dice – ma un gruppo di amici uniti dalla passione per il Varese. Siamo tornati da Livorno alle sei di mattina con il freddo nelle ossa, e ognuno di noi due ore dopo era già in piedi per andare al lavoro: siamo matti, e uno che non è dentro al mondo del Varese farà fatica a capirci. Però è stupendo». Livorno è già un ricordo: la prossima tappa del viaggio della passione si chiama Bergamo. Sabato si gioca con l’Albinoleffe e gli Amici del Varese stanno organizzando la trasferta. Chi volesse esserci, chiami il 339.7951202.
Francesco Caielli
s.affolti
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