Campagna contro Sodastream Un blitz anche a Varese

Campagna contro Sodastream Un blitz anche a Varese

VARESE Le bollicine nel mirino degli attivisti per i diritti umani. Alcune organizzazioni per i diritti dei palestinesi invitano al boicottaggio della società israeliana Sodastream, produttrice di gasatori per l’acqua di rubinetto. Il principale impianto di produzione della ditta si troverebbe infatti in un insediamento israeliano che, dicono, è stato costruito illegalmente nei Territori palestinesi occupati.

La campagna «Stop Sodastream» rende noto che una lettera che documenta il modo in cui Sodastream trae profitti dalla violazione del diritto internazionale e dei diritti umani, firmata da oltre 900 persone insieme a circa 30 comitati, ong, associazioni e collettivi, è stata inviata a rivenditori locali e nazionali e a pubblicazioni e siti Internet che promuovono i gasatori, chiedendo di interrompere i rapporti con la ditta.

Oltre all’iniziativa in rete, azioni di sensibilizzazione si sono svolte in varie città italiane, tra cui Varese e Bologna. A Roma una ventina di attivisti hanno fatto un’azione di «deshelving», rimuovendo tutti i prodotti Sodastream dagli scaffali di un supermercato Coop.

La Sodastream – rendono noto gli attivisti – ha inviato una sua risposta alla campagna, spiegando che la fabbrica di Mishor Adumim, nei Territori occupati palestinesi, è solo una tra le tante nel mondo e che la ditta crea posti di lavoro per i palestinesi colpiti da un tasso di disoccupazione al 30%. La campagna Stop Sodastream risponde che, anche se fossero centinaia le fabbriche nel mondo, non cambierebbe il fatto che Sodastream ha un impianto che opera in contravvenzione con il diritto internazionale, ed è tra l’altro il principale stabilimento di produzione, come rilevato nel rapporto annuale della stessa ditta. Inoltre, l’alto tasso di disoccupazione nei Territori occupati è un risultato diretto, sottolineano, dell’occupazione israeliana di cui la ditta «approfitta».

e.marletta

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