MENDRISIO «Ma dove vai, bellezza in bicicletta…»: Silvana Pampanini lo cantava, Dino Salvoldi lo sa. Le gambe erano di Luperini, Cantele e Guderzo, ma il delitto progettato dal commissario tecnico rasenta la perfezione criminale, per gli avversari. Alla 79ª medaglia da quando è capo di azzurra rosa dal 2001, è giusto si prenda un poco di merito, o no? «Sì», risponde secco. Alzare la testa non è sbruffoneria, approvato. «Mi prendo dei meriti ma non per oggi, è più importante quanto successo nei mesi scorsi». Tradotto, «per gli equilibri creati nel gruppo: gestire una nazionale è complicato, ci vuole tanta professionalità». Andando avanti: «Parlare adesso è facile, perché tutto è finito secondo i piani e abbiamo la consapevolezza che, già, siamo stati bravi. Ma un finale del genere non sarebbe esistito senza le grandissime Guderzo e Cantele. Non ho parole per esprimere la gratitudine».Capitolo scatti e controscatti: «Quasi tutto programmata, tranne l’azione in discesa di Noemi a due giri dalla fine, non c’erano ordini ma se la sentiva, voleva assaggiare la sua condizione e quella delle altre. Monumentale, ne ha stancate
molte ma lei non si è stancata capendo quando fermarsi. Poi è diventato un gioco a quattro, le ragazze e noi eravamo sempre in contatto e… devo ripetere siamo stati bravi». La ripetizione è gradita, come la vista in prospettive: «Se penso alle 79 medaglie mi è impossibile ricordare la migliore, vorrei rispondere la prossima».Cambio di scena, mentre il presidente federale Di Rocco con il pensiero «Primo tempo 1-0…» strizza l’occhio alla corsa odierna, dall’entourage azzurro parte un festante «Gude… ho i crampi alle orecchie!». Inno appena suonato e da tantissimi cantato, la frase ha cittadinanza. Di Rocco, infatti, pensa agli appassionati: «Non è Italia ma è un po’ come se lo fosse, sono straordinariamente felice per la quantità di tifosi presenti. I successi in serie premiano il lavoro fatto in questi anni sul femminile: siamo arrivati a vincere anche attraverso alcune scelte umanamente dolorose». Infine, soprattutto in vista della garona con i nostri Basso e Garzelli, il protocollo della scaramanzia impone di rendere un’altra volta pubblico il messaggio di Francesco Pinto, mister Yamamay: «Si sono riprese Varese 2008 con gli interessi».
e.romano
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