Cantieri aperti a Sacconago Per accogliere i nomadi

BUSTO ARSIZIO Nomadi in zona industriale. Imprenditori e sinaghini pronti ad insorgere. Hanno suscitato curiosità i lavori sul terreno comunale all’incrocio tra via Arturo Tosi e via del Lavoro, dove sono state tagliate le siepi, da anni maledette per la pericolosità del quadrivio, e dove, lungo via del Lavoro verso il centro abitato, si sta realizzando il prolungamento della fognatura. Sarà un nuovo insediamento produttivo della cittadella che l’amministrazione vorrebbe intitolare al pioniere Enrico Dell’Acqua oppure il primo lotto del parcheggio del centro servizi che dovrà sorgere di fronte al centro multiraccolta (come prevederebbe per quel mappale la variante di rilocalizzazione appena approvata in consiglio comunale)? Niente di tutto ciò, si sta predisponendo la nuova “casa” della famiglia Bianchi, i nomadi di via Magenta: 1000 metri quadrati in affitto a 900 euro l’anno.Quando si è diffusa la notizia, gli imprenditori della zona sud-ovest non volevano crederci. Dopo anni a invocare qualche cartello stradale decente, la messa in sicurezza degli incroci-killer, una via d’accesso degna di questo nome e un centro servizi che portasse una banca, un ufficio postale e una mensa per la cittadella del lavoro, ma anche dopo giorni ad attendere il passaggio di un mezzo spalaneve e spargisale, ecco il “regalo di Natale” dell’insediamento dei

nomadi. A due passi dalle industrie e dalle abitazioni del quartiere di Sacconago.Lo ha deciso la giunta, senza troppo clamore, il 9 dicembre scorso. Uno strano caso di nomadismo burocratico, quello dei Bianchi. Stanziali da anni con le loro roulottes in via Magenta a Borsano, stanno facendo il giro dei terreni su cui l’amministrazione cerca di piazzarli. In origine fu via Vesuvio, quartiere Redentore, dietro le Pertini. Allora si scatenò la rivolta dei residenti, che raccolsero firme e promossero proteste con l’appoggio della Lega Nord guidata dal barricadero segretario Giuseppe Gorini. E così arrivò il dietrofront di Palazzo Gilardoni, per una questione urbanistica (l’area prescelta era agricola). Secondo tentativo, a Sant’Anna, in via per Cassano, su un terreno sperduto oltre il ponte della superstrada. Appena la notizia si diffonde, il quartiere è in rivolta, con assemblee in parrocchia da parte degli abitanti che temono di rivivere l’epoca dei maxi-insediamenti di nomadi smantellati a metà degli Anni 90 dalla prima giunta monocolore leghista di Gianfranco Tosi. Qui il problema sarebbe stato di allacciamenti. «Sfumata l’opportunità di Sant’Anna, Agesp ha proposto quel terreno» spiega il vicesindaco leghista Giampiero Reguzzoni, che spazza via le polemiche. «Sono cittadini di Busto e non sono delinquenti, non c’è niente di cui preoccuparsi».Andrea Aliverti

f.artina

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