VARESE La guerra ai “fascisti” leghisti, si tramuterà in un assalto alle istituzioni? Dopo l’esplosione del caso Tosi, sindaco ribelle numero uno, si registra un’impennata di nervosismo anche a Varese. Dove il sindaco ribelle numero due, Attilio Fontana, dopo avere difeso il collega di Verona attende sta a guardare l’evoluzione della crisi interna al sua partito. Ma tutto d’un pezzo. Fontana, dopo l’acclamazione che lo ha rimesso alla presidenza di Anci Lombardia, lo ha detto chiaramente: «Farò il mio lavoro senza condizionamenti politici».
Cosa che lo mette sempre in cima alla lista dei dissidenti maroniani. Ovviamente, Fontana non avrebbe mai fatto questo passo senza averte copertura dall’alto, un fatto che significa che il ministro dell’Interno Roberto Maroni (che mesi fa aveva scherzato dicendo «sono un fontaniano») ha deciso di rimanere fuori dalla partita in vista del prossimo congresso nazionale della Lega Lombarda.
Insomma, le truppe si organizzano. E a Varese i “colonnelli del colonnello” sono Fontana e il presidente della Provincia Dario Galli, maroniano convinto. Quest’ultimo, con la scadenza elettorale tra un anno e mezzo, potrebbe essere oggetto di attacchi da parte dei reguzzoniani.
Ma tutti e due gli amministratori sono sotto assedio. Il cerchio magico infatti aspetta solo un passo falso, l’ombra di una contestazione.
Eppure, l’assedio non è così stringente, dal momento che sia in Comune che in Provincia gli eletti della Lega sarebbero in maggioranza con i due amministratori.
In Comune, Fontana ha il pieno appoggio del gruppo consiliare. Capogruppo è Giulio Moroni, che sul profilo Facebook ha commenta la rielezione del sindaco a presidente di Anci Lombardia con un “Attila! barbaro, facci sognare”.
Il vicecapogruppo Andrea Porrini è a sua volta un uomo libero. Di sicuro non è inquadrabile in correnti, ma è in sintonia con la sezione di Varese, a maggioranza schiacciante maroniana. Stessa posizione vale per Massimo Realini. I veri e propri “partigiani” di Fontana sono Gladiseo Zagatto ed Emanuele Monti, maroniani schieratissimi. Alberto Roggia, noto urologo, è stato voluto direttamente dal sindaco. Infine, sono maroniani anche Gianluigi Lazzarini, Ermanno Niada e Roberto Parravicini. Insomma, a prima vista il borgomastro leghista sembra inattaccabile. In giunta l’esponente più ideologicamente vicino è Sergio Ghiringhelli.
Qualche frizione in passato Fontana l’ha avuto con Fabio Binelli e Carlo Piatti, ma si tratta di questioni superate. Maria Ida Piazza non è “addentro” i giochi di correnti. In ogni caso, per colpire un amministratore, occorre portare dalla propria parte gli eletti. I quali, dimettendosi, rischierebbero di far cadere l’esecutivo.
A Villa Recalcati gli schieramenti tra maroniani e cerchiomagisti sono più definiti. Ma Galli rimane con una maggioranza schiacciante. In consiglio provinciale ha come “partigiani” Matteo Bianchi, Elena Sartorio, Cristina Bertuletti, Marco Pinti e Livio Pinciroli, maroniano di Busto Arsizio (nella tana del lupo). La città del sud provincia è infatti una roccaforte del cerchio magico. Meno schierati in correnti, ma comunque fedeli a Galli, Tullio Cappa, Roberto Morselli e Mirko Zorzo. Vicini al cerchio magico invece Massimo Colombo e Antonio Pedretti.
Il capogruppo Stefano Gualandris dovrebbe stare con Galli.
Marco Tavazzi
s.bartolini
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