VARESE – Castori non è ancora entrato nello spirito del Varese. Non riesce a leggere chi ce l’ha addosso e chi no, né a capire qual è la strada che porta a lui. E così la squadra, che è lo specchio dell’allenatore, un tempo è confusa e in bambola ma poi, all’improvviso, basta la puntura di una zanzara perché si risveglino la carne e i vecchi istinti. Sprazzi e resti di Varese che emergono tra mille ipotesi.
Noi vogliamo stare con Castori e proviamo ad aiutarlo. Se lo merita, e noi ci meritiamo lui. Perché ci può dare la spinta in più che ci serve per andare oltre i nostri limiti. Finora siamo da sesto posto in giù, tra playoff e mediocrità, sperando di arrivare a gennaio per coprire il buco a centrocampo: manca un Rivas che cambi gioco, mancano qualità e piedi buoni, manca l’uomo che fa partire o ripartire l’azione. Per ora è Castori – oltre a Neto, ancora fermo nel pantano di quella maledetta finale di ritorno – la differenza che manca. E che può compensare le assenze tecniche.
Caro Fabrizio, dimenticati gli uomini di categoria, noi non lo siamo mai stati, e affidati a chi sa giocarsi sempre tutto e trasforma ogni gara in una questione di vita o di morte. Togli qualcosa a chi lo ha già, e dallo a chi non lo ha (Tripoli è l’esempio di ieri, Lazaar o Fiamozzi quelli di settimana scorsa, Bastianoni di inizio campionato) e capirai cosa è il Varese. Non seguire le tue tracce di calcio, ma quelle dell’ambiente: ti arricchiranno portandoti lontano ma non via da noi.
Le partite migliori le abbiamo giocate da squadra libera, con Bari e Sassuolo, oppure obbligata a fare l’unica cosa che sa fare (per la sua indole, e degli uomini cruciali), l’offesa e l’offensiva, ed è successo quando ci siamo trovati sotto (a Castellammare, a Pescara, a Modena, a Novara). Non gestire, Castori.
Vai a caccia senza aspettare che siano gli altri a cacciare te. Fai la scelta più offensiva, più varesina, più ardita. Lasciaci essere quello che siamo. Sciogli le briglie, prima che diventino le tue catene. Da Fiamozzi a Tripoli, da Momenté a Filipe, da Kone a Lazaar e Bastianoni: serve più democrazia, più merito, più azzardo, più Varese.
Ogni uomo che indossa questa maglia deve viverla come una liberazione, non una costrizione o un semplice dovere nei tuoi confronti. Forza, Fabrizio: non accontentarti di fare quello che hai sempre fatto e non ascoltare i consigli di nessuno. Consegnati al Varese (al suo vento, alla sua identità), e il Varese ti darà più di quello che puoi immaginare.
Nb: non sappiamo perché alla fine la squadra non sia andata sotto la curva e perché l’abbia fatto solo Bressan. Ma se ci andava a beccare applausi (immeritati) dopo uno 0-3 uno 0-4, deve farlo anche ora che c’è il rischio dei fischi.
Andrea Confalonieri
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