In questi giorni ci sarebbe piaciuto vivere su Marte, visto che disintossicarsi dal calcio, dal nostro calcio, non risulta proprio possibile. Da una parte, tra ombre e spiragli, non ci districhiamo più e vorremmo calare la saracinesca o il sipario. Ma come riuscirci davvero, quando il futuro della Pro è uno scenario così traballante? Vorremmo anche non pensare a oggi, quando il mister saluterà tutti, e a ciò che significa. Invece, avvertiamo ancora la sua energia e ci trascina a riflettere. Non si tratta di guardare indietro e ripercorrere un’annata travolgente, nel bene e nel male. Passano gli allenatori, i calciatori: resta la maglia che incatena generazioni di tifosi. Tuttavia, crediamo che Raffaele Novelli ci lascia qualcosa di speciale, che non è “solo” l’onda di azioni ed emozioni. L’abbiamo ammirato all’inizio della sua battaglia, ma senza scaldarci, ci perdoni. Sì, dobbiamo confessare che i vaccini pesanti degli anni passati e della vita di provincia (dove troppi criticano tutti, poi volentieri si accodano) ci avevano indotto a mantenere
una sana punta di scetticismo. Si stancherà, getterà la spugna, manderà tutti al diavolo oppure troverà un accordo per chiuderla qui. C’era questo demonietto dentro di noi, che sussurrava questi e altri pensieri oscuri. Perché eravamo esausti, traditi continuamente, e non osavamo più credere a nessuno. Noi non stiamo parlando, in questo momento, dell’allenatore: non stiamo discutendo della tattica, dei cambi e di chi più ne ha più ne metta.No, parliamo dell’uomo Raffaele Novelli. Non ha mai ceduto neanche un momento: alle minacce o alle lusinghe. E chi vive – tanto più in una città di provincia – sa che a volte queste ultime sono più efficaci delle prime. Il mister è andato avanti per la sua strada, e non si è inchinato davanti a nessuno, fosse un imprenditore, fosse un politico o chiunque altro. Aveva in mente un obiettivo – i suoi tigrotti, con il popolo biancoblù – ed è stato l’unico “navigatore” di questa avventura. Tanto di cappello, mister. Da grandi, vogliamo essere come lei.Marilena Lualdi
m.lualdi
© riproduzione riservata










