di Stefano Affolti
Cari dirigenti del Varese 1910, la vostra scelta di proclamare il silenzio stampa mirato al nostro giornale è un clamoroso autogol. Goffo e sbagliato nei tempi, nei modi e nelle motivazioni, come tutti gli autogol.
Sbagliato nei tempi: perché arriva subito dopo la bella vittoria di Vicenza. Come se aver battuto rivali allo sbando (è un merito averli battuti, non è una colpa che fossero allo sbando) autorizzasse assurde rivincite personali degne di miglior causa.
Sbagliato nei modi: perché tapparci la bocca, anzi tapparla a un giornale che parla con e al popolo di Masnago, non significa punire quel giornale. È punire proprio i tifosi, che non meritano di veder imbavagliati i compagni di strada che gli raccontano ogni giorno le faccende della squadra del cuore.
Soprattutto, sbagliato nelle motivazioni: qui il discorso si fa complesso. Come lo scorcio di stagione vissuto fin qui.
Ci accusate di criticarvi troppo, persino di reiterata malafede. Chi non accetta le critiche è bene che non assuma ruoli pubblici: tale è il vostro, rappresentate la nostra città sui campi di calcio e il Varese è un patrimonio dei cittadini. Poi, basterebbe che ascoltaste i commenti allo stadio, nei bar sport, persino su Facebook, per
rendervi conto che: 1) non siamo visionari con manie persecutorie, ma dialoghiamo con la gente, ne cogliamo gli umori, descriviamo la realtà; e 2) anche l’argomentazione più salace è dettata dal tifo sincero, dall’amore per i colori, non dall’odio verso qualcuno che passerà mentre la squadra resta. Rifiutare il confronto è una tattica perdente e poco furba.
Il mercato estivo deludente (il bomber annunciato dov’è?) e l’inizio di stagione balbettante (lo dicono i risultati, non noi) sono lì da vedere. Tutto legato alle scelte che avete fatto, difeso e in parte già sconfessato. L’esempio eclatante è Carbone. Non l’avevamo scelto noi, così come non abbiamo scelto Maran (quest’ultimo neanche voi, ammettetelo). Non abbiamo mai fatto la guerra a Benny, e non vediamo perché dovremmo eventualmente farla a Rolando: se vanno bene loro, va bene il Varese. Carbone, allenatore acerbo e uomo maturo, è stato cacciato via sms: confronto dribblato anche lì.
L’ostinata desoglianizzazione dell’ambiente è antistorica. Nessuno cancellerà le emozioni che ci hanno dato Sogliano e Sannino: il vostro compito non è farli dimenticare, bensì non farli rimpiangere. E curare la loro eredità, tecnica e umana, senza la quale né voi né noi saremmo qui. Collaboratori preziosi, che in questi anni ci hanno messo il cuore, nel migliore dei casi sono stati emarginati: meritano rispetto e gratitudine.
Tante altre cose non sono andate (una a caso: le porte chiuse) e non vanno: le dicono i tifosi, di conseguenza le diciamo noi. L’elenco è lungo e lo spazio breve. Sappiate che continueremo a raccontarle, è la nostra missione. Con interviste scomode (il silenzio stampa nuoce anche ai giocatori: chiedetegli quanta carica dà un articolo “giusto” e persino uno “sbagliato”), pungoli, provocazioni. In questi mesi travagliati vi abbiamo indicato lacune grossolane: guardate quelle, non il nostro dito. Gioverà anche al vostro apprendistato nel grande calcio. Mostrarci i muscoli non serve: noi saremo a Masnago, in trasferta, ovunque, come sempre. Niente veline, troviamo le notizie (non le inventiamo) da soli. Voi, intanto, pensateci.
s.affolti
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