Caso Macchi, un vizio di forma azzera l’incidente probatorio

I giorni utili per fissare l’eventuale udienza sono passati senza che nessuno avesse notizie. Ieri il silenzio ha avuto spiegazione: a Binda non sarebbe stato notificato in carcere

Omicidio Lidia Macchi: l’incidente probatorio slitta per un vizio di notifica. Da giorni era attesa la decisione del gip Anna Giorgetti sulla richiesta avanzata dal sostituto procuratore di Milano Carmen Manfredda di congelare le deposizioni di cinque testimoni considerati chiave nelle indagini per l’assassinio della giovane scout.
Per il delitto, consumatosi il 5 gennaio del 1987 , si trova in carcere , 49 anni, di Brebbia, ex compagno di liceo di , arrestato lo scorso 15 gennaio con l’accusa di aver ucciso la ragazza. Binda, inizialmente rinchiuso nel carcere dei Miogni, è stato trasferito venerdì scorso nel carcere di San Vittore, considerato a lui più idoneo.

Il gip avrebbe dovuto decidere entro 48 ore dalla data della richiesta. Richiesta alla quale la difesa di Binda si è opposta. Il giudice Giorgetti avrebbe dunque dovuto fissare, se avesse deciso di accogliere l’istanza del sostituto procuratore generale Manfredda, un’udienza entro dieci giorni con facoltà di informare le parti sino a 48 ore prima dell’udienza stessa. I giorni, però, sono passati senza che nessuno avesse notizie. Ieri il silenzio ha avuto spiegazione: c’è stata una mancata notifica proprio a Binda, in carcere, della richiesta dell’incidente stesso. A quanto pare da Milano non è arrivata tutta la documentazione necessaria e a Binda nulla è stato notificato in carcere.
Quindi? Tutto da rifare. La procura generale dovrà inoltrare tutta la documentazione necessaria. A quel punto il gip avrà 48 ore per decidere se accettare o meno la richiesta di incidente probatorio e, in caso di accettazione, dovrà quindi fissare entro dieci giorni dalla decisione l’incidente probatorio.

Resta quindi tutto in sospeso, per il momento. Binda, nel frattempo, continua a professarsi innocente, mentre ad essere ascoltati in sede di incidente probatorio, stante il sì del gip, dovrebbero essere la donna che ne ha riconosciuta la grafia, la sorella di Lidia Macchi, che ha già dichiarato di come Lidia e Binda si frequentassero con assiduità nel periodo in cui si consumò l’omicidio, e altri tre amici intimi di Binda. La procura generale, infine, ha smentito la notizia apparsa su alcuni media di una possibile riesumazione del corpo del padre di Stefano Binda per una verifica sulle cause della morte. Si erano sparse infatti voci che Binda fosse accusato anche di aver avvelenato il padre, ma si tratta di ipotesi del tutto infondate. Non sussiste infatti alcuna accusa in tal senso e nessuna riesumazione è stata prevista dall’autorità giudiziaria.