Caso Uva, «ecco la verità sul sangue di mio fratello»

VARESE Quel sangue copioso di Giuseppe Uva trovato sui jeans che indossava la notte prima della sua morte, e altro materiale biologico di soggetti terzi, misto al suo, per Lucia Uva sono la prova di quanto va dicendo da tempo: e cioè che suo fratello non è morto per una negligenza medica, ma che vi sarebbero altre responsabilità a monte che meriterebbero di essere indagate. Queste nuove perizie saranno assunte dal collegio peritale dei medici che dovrà depositare conclusioni definitive entro il 6 febbraio, compreso l’esito della tac eseguita sul cadavere.

Proprio Lucia Uva ha reso noto i risultati delle perizie eseguite dai consulenti genetisti nominati dal tribunale, Adriano Tagliabracci, dell’Università di Ancona, e Maurizio Clemente, dell’Università di Padova. L’incarico era di esaminare gli indumenti indossati da Uva al momento dell’arrivo in ospedale e di identificare natura ed eventuali matrici biologiche delle famose macchie.

Ebbene queste sono le conclusioni del professor Tagliabracci: «Sono presenti tracce biologiche in particolare sulla scarpa sinistra. Sui jeans marca Ram tracce ematiche e salivari di Uva. Materiale biologico non identifcato diverso da sangue, sperma e urine appartenenti a Giuseppe Uva. In regione sacroperineale paramediana destra, oltre a sangue sono presenti cellule pavimentose con nucleo che possono essere derivate dalla regione anale o dalle basse vie urinarie. Il materiale risulta appartenere a Giuseppe Uva. Sui jeans tracce bio di altri soggetti in alcuni casi misto a quello di Uva».

Clemente era incaricato di eseguire esami genetici sui campioni di sangue di Uva per delineare l’assetto polimorfico e capire cioè se Uva fosse allergico ai farmaci che gli sono stati somministrati. Scrive nelle sue conclusioni che «i risultati non evidenziano la presenza di polimorfismi in grado di alterare il metabolismo» delle sostanze indicate, vale a dire i farmaci che gli sono stati somministrati in ospedale. Un passaggio che interessa in realtà maggiormente l’imputato, il medico Carlo Fraticelli, accusato di avere prescritto farmaci a Uva che poi lo avrebbero ucciso, e il suo legale, avvocato Renato Picicnelli.

s.bartolini

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