Roma, 26 feb. (Apcom) – L’ex editore Angelo Rizzoli ha ottenuto
che la sua condanna per bancarotta venisse cancellata dopo 10
anni dalla sentenza definitiva. Una conseguenza della riforma del
2006 del diritto societario che ha abrogato l’ipotesi di
“bancarotta patrimoniale nella società in amministrazione
controllata” prevista invece dalla vecchia legge. L’ex
vicepresidente ed ex amministratore delegato Angelo Rizzoli era
stato condannato a 3 anni e 4 mesi con sentenza definitiva nel
1998. Due anni fa, l’anno successivo all’entrata in vigore della
riforma del diritto societario, Rizzoli chiese alla magistratura
milanese di revocare la condanna. La richiesta era stata respinta
ma la Cassazione ha accolto il ricorso.
I giudici della prima sezione penale, dopo aver girato il
quesito alle sezioni unite, hanno ritenuto che “a seguito
dell’espressa abrogazione della disposizione incriminatrice
dettata dall’articolo 236, comma 2 numero 1 legge fallimentare,
ad opera dell’articolo 147 del decreto legislativo numero 5 del
2006, per l’ipotesi di bancarotta patrimoniale e societaria
nell’amministrazione controllata, si sia verificato un fenomeno
di effettiva ‘abolitio criminis'”. In pratica, il reato per il
quale Angelo Rizzoli era stato condannato non c’è più e in questo
caso, trattandosi di una riforma più favorevole, deve essere
applicata anche a quelle “posizioni” già chiuse. Nella sostanza
erano trascorsi ben più di 3 anni e 4 mesi dalla sentenza di
condanna, ma la revoca comporta la cancellazione della pena dal
casellario giudiziario.
Secondo l’accusa Rizzoli aveva “occultato, dissipato e comunque
distratto dalla loro destinazione alla gestione societaria beni
sociali e, in particolare, somme per un ammontare complessivo di
85 miliardi e 236 milioni di lire circa e 3.150.000 dollari Usa”.
In primo grado, il tribunale di Milano, il 15 giugno 1993, lo
aveva condannato a 7 anni e 6 mesi, mentre in appello, nel
novembre 1997, la pena era stata ridotta a 3 anni e 4 mesi.
Sentenza diventata definitiva nel 1998.
Roo
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