VARESE Per i Comuni la sentenza rischia di tramutarsi in un terremoto. Un sisma di proporzioni apocalittiche: non solo per le già asfittiche casse dei municipi, ma anche per gli amministratori e i dirigenti pubblici che hanno fatto (o peggio, continuano a fare) orecchie da mercante pur sapendo di essere dalla parte del torto.Il caso riguarda i disabili non autosufficienti sono costretti ad appoggiarsi a un centro diurno. I costi del servizio sono in parte sostenuti dai Comuni e in parte dallo stesso assistito sulla base della fascia di reddito di appartenenza.
Molte Amministrazioni calcolavano, e calcolano, l’importo sulla base dell’Isee familiare. Ma sbagliano.Il Tar della Lombardia ha infatti stabilito che «la determinazione del riparto tra Amministrazione e utente delle quote di servizio per i centri diurni disabili deve avvenire sulla base della situazione economica del solo assistito, disabile grave, a prescindere dal valore dell’Isee riferibile al nucleo familiare cui il disabile appartiene».Il verdetto risale al gennaio 2010, ma finora è rimasto in gran parte misconosciuto. Il tribunale di Varese lo ha però riportato in auge con un decreto firmato dal giudice Giuseppe Buffone.
e.romano
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